Il mercato del lavoro ticinese sta attraversando una fase di raffreddamento. Lo confermano tutti i dati raccolti dall’Ufficio ticinese di statistica: gli occupati, sia residenti sia frontalieri, hanno smesso di crescere e sono sostanzialmente stabili. Un andamento in controtendenza rispetto al resto della Svizzera, dove entrambe le categorie continuano ad aumentare.
Disoccupazione in crescita
La tendenza si riflette chiaramente nei numeri della disoccupazione calcolata ai sensi dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) dell’ultimo trimestre 2025: a fine anno le persone in cerca di un lavoro erano 12’166, 1’515 in più rispetto all’anno precedente, pari al 6,7% della forza lavoro.
Maurizio Bigotta, responsabile del settore economia dell’Ufficio ticinese di statistica (USTAT), mantiene però un atteggiamento prudente: “Siamo ancora su dei valori a cui siamo abituati. Diciamo che non c’è nulla di anomalo. È chiaro che tutta la situazione geopolitica mondiale porta delle pressioni sul mercato del lavoro, ma per ora non parlerei ancora di preoccupazioni”.
Reinserimento più difficile
La stagnazione emerge con evidenza sul medio-lungo periodo. Il confronto tra il periodo 2011-2019 e oggi rivela un reinserimento più difficoltoso e più lungo. La probabilità di trovare un impiego è scesa dal 43,6% al 40,2%.
Le conseguenze potrebbero essere pesanti, con un maggiore ricorso all’assistenza. I dati mostrano che diminuisce dal 40% al 32,6% la probabilità di rimanere disoccupato, ma parallelamente aumenta in misura marcata la quota di disoccupati che esce dalla forza lavoro: dal 16,4% al 27%.
“L’analisi che abbiamo fatto mostra come l’inattività diventa sempre più centrale, sia perché dalla disoccupazione c’è più probabilità di diventare inattivi, ma anche perché dall’inattività c’è più probabilità di rientrare invece sul mercato del lavoro”, spiega Maurizio Bigotta. Lo statistico precisa che l’inattività include persone in assistenza, ma anche pensionati e chi è in formazione. “Sicuramente potrebbe in futuro esserci un carico maggiore verso l’assistenza, ma non è detto”, aggiunge responsabile del settore economia USTAT.
Due scenari possibili
Due possibili letture emergono dall’analisi. La tendenza ticinese potrebbe essere da una parte solo ciclica e dall’altra in anticipo sull’evoluzione nazionale. Un’alternativa meno piacevole è che il mercato del lavoro ticinese stia perdendo terreno e competitività.






