A poco più di due anni dall’inizio dell’invasione Russia in Ucraina, il fronte occidentale comincia a rivelare qualche segnale di disunità e da più parti viene messo in discussione il sostegno militare a Kiev. Un’incertezza che rischia di avere conseguenze catastrofiche per l’ordine internazionale, secondo Oleksandra Matviichuk, premio Nobel per la Pace 2022, intervistata da Lorenzo Amuso.
In Ucraina si combatte una guerra non solo tra due Stati, ma soprattutto tra due forme di governo. Le bombe di Mosca sono la sfida lanciata dai regimi autocrati a tutte le democrazie occidentali. Una minaccia che rischia di sovvertire l’ordine internazionale.
“La Russia ha costruito un suo blocco di alleanze dispotiche. La Siria ha votato per la Russia all’Assemblea Generale dell’ONU, la Corea del Nord ha fornito milioni di proiettili di artiglieria. L’Iran mette a disposizione droni e missili balistici. Mentre la Cina aiuta Mosca ad aggirare le sanzioni per acquistare tecnologia occidentale, indispensabile in guerra. Le democrazie devono dimostrare unità nella difesa dei loro valori, perché solo la determinazione ad agire definisce il futuro di una società”.
Fermezza e volontà che dopo oltre due anni di conflitto sembrano vacillare, denuncia Oleksandra Matvijčuk, direttrice del Centro per le libertà civili di Kiev, premio Nobel per la pace nel 2022.
“Come può la gente che vive a Londra, Ginevra, Berlino o Parigi dirsi stufa della guerra in Ucraina, quando non vive sotto le bombe della Russia, o quando i loro figli possono andare liberamente a scuola ogni giorno. Non si tratta di stanchezza, ma di mancanza di azioni decisive, di esitazione”.
Che oggi più che mai, avverte Matvijčuk, rischia di avere conseguenze rovinose.
“Nel mondo difettiamo di onestà e responsabilità storica, soprattutto certi politici, che basano le loro scelte sui vantaggi economici, o promesse di sicurezza o ancora sul loro tornaconto, ma non sui diritti umani o sui valori democratici. Anche se possiamo così ottenere vantaggi nell’immediato, siamo destinati tutti alla catastrofe”.
In caso di vittoria alle elezioni di novembre, Trump ha promesso di risolvere la guerra in un giorno, prefigurando il disimpegno militare di Washington.
“Viviamo in un mondo molto interconnesso e non è una sorpresa che noi ucraini dipendiamo dalle decisioni del prossimo presidente degli Stati Uniti. Ma a prescindere da quello che accadrà o potrà cambiare, non abbiamo altra scelta: continueremo a difendere la nostra identità democratica, la nostra dignità, il nostro Paese, la nostra gente dall’aggressione della Russia”.
Un impegno che dipenderà, inevitabilmente, soprattutto dalla compattezza del fronte occidentale.









