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A Kharkiv si cerca di risorgere tra le macerie

Nella seconda città dell’Ucraina si tenta di mantenere vivo il tessuto economico dopo i bombardamenti russi – Un imprenditore ha ricreato la sua fabbrica – Sei operai sono morti negli attacchi, ma la produzione è ripresa

  • Un'ora fa
La distruzione della fabbrica è stata quasi totale
06:28

La guerra distrugge tutto, anche l'economia

SEIDISERA 08.06.2026, 18:00

  • RSi
Di: SEIDISERA-Pierre Ograbek/Diem 

Il tessuto industriale di Kharkiv, nell’est dell’Ucraina, resiste nonostante la guerra. La città, che prima del conflitto contava ben oltre un milione di abitanti, lotta per salvare fabbriche e posti di lavoro. L’obiettivo è evitare che la disoccupazione spinga i cittadini ad abbandonare la regione.

A testimoniare la sforzo in atto ci sono esempi come quelli della Debant Ukraine. Lo stabile di cinque piani in cui aveva sede è stato ridotto a un groviglio di cemento e ferro. Le macerie raccontano una storia di distruzione. La RSI l’ha visitata in compagnia di Vladylen Vavilov, proprietario di maggioranza dell’azienda che produceva grandi contenitori per materie prime. Questo prima che scoppiasse la guerra e la sua azienda diventasse un bersaglio.

Il vecchio stabilimento Debant Ukraine distrutto

Il vecchio stabilimento Debant Ukraine distrutto

  • RSI

Sei morti sotto le macerie

“Avevamo il turno di notte. Al lavoro c’erano 25-30 persone”, racconta Dmitri Kharkivski, direttore della fabbrica. “Quando sono arrivato, tutti stavano fuggendo. Abbiamo scoperto che all’appello mancavano sei operai. Si trovavano in un rifugio sotterraneo, piuttosto sicuro. Ma l’esplosione e il crollo sono avvenuti proprio lì sopra. Sono rimasti sepolti. Sono morti. I soccorritori hanno scavato per sei giorni”.

Vladylen Vavilov, nel suo ex ufficio, colpito dai bombardamenti

Vladylen Vavilov, nel suo ex ufficio, colpito dai bombardamenti

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L’attacco è stato devastante. “Quel giorno c’è stato il più grande attacco su Kharkiv: 48 droni Shahed circa, tra le 4 e le 6 bombe plananti, e 2 o 3 missili Iskander”, ricorda Vladylen Vavilov. “Sono caduti tutti qui, ad eccezione di 4 Shahed”.

Ricominciare quasi da zero

La produzione va avanti malgrado le condizioni determinate dall'invasione russa

La produzione va avanti malgrado le condizioni determinate dall'invasione russa

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Nonostante tutto, Vladylen Vavilov ha ripreso l’attività. Si è trasferito in uno stabile a poche centinaia di metri dalla vecchia sede, dove ha preso in affitto un solo piano. Dell’attrezzatura originale è riuscito a recuperare solo l’8%. Il resto lo ha ottenuto da Svizzera, Austria e Germania. “Il Governo ha un programma speciale che garantisce nuove attrezzature - afferma il proprietario -. Ma il contributo è molto piccolo: meno di un decimo, rispetto al valore di quanto è andato perso”.

Il rischio di nuovi attacchi resta altissimo. “In questo perimetro industriale non c’è un solo edificio intatto”, constata il direttore Dmitri Kharkivski. “Tutti capiscono che potrebbe capitare ancora, in qualsiasi momento”. Sulle misure di protezione antiaerea preferisce non rispondere, per ovvie ragioni di sicurezza non può dire nulla.

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