L’hanno già definita una specie di “ONU parallelo”, e a pagamento, con al vertice Donald Trump, che deterrebbe un mandato a vita. Fra i suoi membri, se accetteranno l’invito partito dallo stesso presidente americano, potrebbero esserci anche Vladimir Putin e il bielorusso Alexander Lukashenko. Ma cosa si sa esattamente ora del “Board of Peace” (BoP) e del suo organo esecutivo? E quanto questo “Consiglio di pace” rispecchierà la risoluzione 2803 con cui, lo scorso 17 novembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva accolto la costituzione del BoP nell’ambito del Piano globale statunitense per Gaza? Gli Stati Uniti dovrebbero annunciare la lista ufficiale dei membri nei prossimi giorni, probabilmente durante il Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera.
L’impressione di molti osservatori è che Trump stia forzando oltremisura i limiti della delega. La risoluzione 2803, approvata con il voto favorevole di 13 Paesi e l’astensione decisiva di Russia e Cina, inquadrava chiaramente il “Board” come un’“amministrazione transitoria” per coordinare i finanziamenti per la ricostruzione di Gaza. Un mandato a termine, sino a quando l’Autorità palestinese (AP) non avrà completato il suo programma di riforma. Al tempo stesso, il Consiglio di sicurezza ha anche autorizzato gli Stati membri, che collaborano con il BoP, a istituire, sempre con funzione temporanea, una Forza internazionale di Stabilizzazione (ISF) da dispiegare sul terreno a Gaza.
Nello statuto Gaza non compare mai
Nel frattempo ha destato sorpresa il fatto che nella bozza dello statuto del BoP, anticipata da Bloomberg e pubblicata in forma integrale dal Times of Israel, il nome di “Gaza” non compaia mai. Il “Board” viene infatti definito come “un’organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti”.
Sempre secondo quanto riporta Bloomberg, alla testa del “Consiglio di Pace” ci sarà Trump con il ruolo di “Chairman”. Un mandato, il suo, più da monarca che da presidente. Sarà infatti lui a designare il nome del suo successore. La sua sostituzione inoltre, secondo l’articolo 3 dello statuto, “può avvenire solo a seguito di dimissioni volontarie o per incapacità”, ma in questo caso occorre il voto unanime dell’Executive Board.
A scanso di equivoci, l’Executive Board, “viene scelto dal presidente e si compone di leader di levatura mondiale”. I “membri restano in carica per due anni, con riserva di revoca da parte del presidente, e sono rinnovabili a sua discrezione”.
Un miliardo per staccare la tessera del “club”
Trump avrebbe inoltre un potere accresciuto nelle decisioni del BoP che saranno prese a maggioranza dagli Stati membri, “con l’approvazione del presidente” che, con il suo voto, potrà essere decisivo anche in caso di parità.
Altro punto che solleva forti perplessità è quello che lega i privilegi di appartenenza ai contributi finanziari, prevedendo un’esenzione speciale per i principali donatori. Mentre la presenza nel BoP per la maggior parte degli Stati membri è limitata a mandati di tre anni, lo statuto stabilisce che “il mandato triennale non si applica agli Stati membri che versano più di un miliardo di dollari in fondi in contanti al Consiglio per la Pace entro il primo anno dall’entrata in vigore”, consentendo di fatto ai sostenitori più facoltosi di mantenere i propri seggi a tempo indeterminato, a discrezione del presidente.
Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, lo statuto del “Board of Peace” suggerisce che “Donald Trump abbia avviato iniziative per posizionarlo come un rivale delle Nazioni Unite”. In particolare, come già detto, per il fatto che il documento non menziona espressamente la Striscia di Gaza. Lo statuto inizia sottolineando la necessità di “un organismo internazionale per la costruzione della pace più agile ed efficace”, aggiungendo che una pace duratura richiede “il coraggio di abbandonare istituzioni che troppo spesso hanno fallito”. Un riferimento più che palese all’ONU.
Fonti di Haaretz nei giorni scorsi hanno riferito che la Casa Bianca sta portando avanti piani per concedere un ampio mandato al Consiglio per la pace che amministrerebbe la Striscia di Gaza e, in seguito, si occuperebbe di altri conflitti globali. Nel frattempo alti funzionari statunitensi stanno promuovendo l’iniziativa e “la vedono come qualcosa di molto simile a un nuovo tipo di ONU, composta da Paesi selezionati che prenderebbero decisioni che inciderebbero sul mondo”.
La Bielorussia: “Nuova architettura per la sicurezza”
In questi giorni numerosi leader mondiali hanno ricevuto inviti a far parte del consiglio esecutivo del BoP. In tutto sarebbero 60 i capi di Stato invitati ad aderire. Nomi, come quello del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che hanno subito incontrato la resistenza di Israele. Il presidente americano ha iniziato a inviare le lettere, tra gli altri, anche all’egiziano Abdel-Fattah Al-Sisi, all’argentino Javier Milei, che ha già accettato con entusiasmo, al paraguayano Santiago Pena e al premier canadese Mark Carney.
Tra gli invitati c’è anche il leader del Cremlino. “In effetti, anche il presidente Putin ha ricevuto un’offerta attraverso i canali diplomatici per unirsi a questo Consiglio di Pace. Stiamo attualmente studiando tutti i dettagli di questa proposta”, ha detto il portavoce del presidente russo, Dmitri Peskov, ai giornalisti. “Speriamo di contattare la parte americana per chiarire tutti i dettagli”. Lo stesso Trump ha confermato martedì l’invito.
Sempre dalle parti di Mosca, anche la Bielorussia, con il suo presidente Alexander Lukashenko, è stata invitata. “Apprezziamo molto il fatto che la parte americana consideri la Bielorussia come una nazione pronta ad assumersi la nobile responsabilità di costruire una pace duratura”, si legge nella dichiarazione di Minsk.
Il ministero degli Esteri bielorusso, nel proprio apprezzamento, si spinge oltre, auspicando che “questa organizzazione (il BoP, ndr) espanda il suo raggio d’azione e i suoi poteri ben oltre il mandato proposto nell’iniziativa. Ciò le consentirà di partecipare attivamente ai processi globali per la risoluzione di eventuali conflitti internazionali, il che, in ultima analisi, contribuirà alla costruzione di una nuova architettura di sicurezza, attivamente promossa la Bielorussia negli ultimi anni”,
La Francia contraria: “Progetto va oltre Gaza”
Anche Israele, con Benjamin Netanyahu, è stato invitato a far parte del Board of Peace. Ma il primo ministro non avrebbe apprezzato il fatto di non essere stato consultato nella scelta dei componenti, criticando la presenza di Turchia e Qatar. Obiezioni che, secondo quanto riporta il sito statunitense Axios, vengono rigettate dagli Stati Uniti: “Se vuole che ci occupiamo di Gaza, lo faremo a modo nostro. Che si concentri sull’Iran e lasci a noi il compito di gestire Gaza”, hanno riferito alcune fonti al portale di notizie politiche.
Forti perplessità, pur espresse con diplomazia, arrivano dal ministero degli Affari Esteri francese, che lunedì ha ribadito il suo “attaccamento alla Carta delle Nazioni Unite”. “Come molti altri Stati, la Francia è stata invitata dagli Stati Uniti a far parte del Consiglio di pace. In collegamento con i nostri partner più stretti, stiamo esaminando le disposizioni del testo proposto come base per questo nuovo organismo, il cui progetto va oltre la sola situazione di Gaza”, ha sottolineato il Quai d’Orsay.
Per la Francia, che detiene un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sembrano prevalere le perplessità: “Ribadiamo inoltre il nostro impegno nei confronti della Carta delle Nazioni Unite. Essa rimane la pietra angolare di un multilateralismo efficace, in cui il diritto internazionale, l’uguaglianza sovrana degli Stati e la risoluzione pacifica delle controversie hanno la precedenza sull’arbitrio, le lotte di potere e la guerra”.
Secondo Reuters, che cita una fonte vicina a Macron, “la Francia intende declinare l’invito” di Trump. Quest’ultimo ha minacciato di imporre una tassa del 200% su vini e champagne francesi
Il primo impegno concreto sul terreno
La prima crisi che il BoP sarà chiamato ad affrontare resta in ogni caso quella di Gaza. I suoi membri supervisioneranno un comitato esecutivo di dodici membri incaricato di attuare la seconda fase del piano di pace nella Striscia (diverso dall’Executive Board, citato sopra, che Trump sta cercando di formare in questi giorni). Tra i dodici figurano gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, il segretario di Stato Marco Rubio e l’ex premier britannico Tony Blair. Ma anche, presenza non gradita da Israele, il diplomatico del Qatar Ali Al-Thawadi. Il bulgaro Nikolai Mladenov, ex inviato ONU per la pace in Medio Oriente, sarà invece la figura di raccordo con il comitato tecnico palestinese e monitorerà le questioni quotidiane a Gaza.
Trump: “Non penso più solo alla pace”
A naso, difficilmente, nel BoP verrà invitata la Norvegia, alla luce di quanto lo stesso Donald Trump ha scritto, in una lettera rivelata da Sky News, al primo ministro Jonas Gahr Støre: “Considerando che il vostro Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8 guerre in più, non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla Pace, anche se sarà sempre predominante, ma ora posso pensare a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti d’America”.

Gaza, Trump comunica i nomi del "Board" per la pace
Telegiornale 17.01.2026, 20:00




