Donald Trump ha annunciato la formazione del “Board of peace”, il Consiglio per la pace a Gaza, costituito da 12 membri i cui nomi saranno annunciati presto, forse dallo stesso presidente degli Stati Uniti nel suo intervento al Forum economico mondiale di Davos, mercoledì prossimo 21 gennaio. Dell’istanza politica dovrebbero fare parte i principali leader europei.
A tenere i rapporti tra il Board e il comitato tecnico di 15 palestinesi incaricato di gestire gli affari correnti a Gaza - tecnocrati senza alcun legame con Hamas - dovrebbe essere Nikolai Mladenov, ex inviato ONU per la pace in Medio Oriente ed ex ministro degli esteri bulgaro.
Nei giorni scorsi l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff aveva annunciato l’avvio della seconda fase del piano per il futuro della Striscia, che deve condurre alla sua ricostruzione dopo la devastazione di due anni di guerra.
Questa seconda fase prevedere anche il disarmo di Hamas. Il gruppo islamico ha dato il suo benestare ai nuovi amministratori ma non alla consegna del suo arsenale. La smilitarizzazione della Striscia comporterebbe poi il ritiro israeliano. L’esercito dello Stato ebraico è arretrato - con la tregua - dietro a una linea che gli lascia ancora il controllo di oltre la metà del territorio. E per quanto i bombardamenti siano diminuiti in questi mesi, Israele ha violato il cessate il fuoco a centinaia di riprese, con un bilancio di oltre 400 palestinesi uccisi fra cui - secondo l’UNICEF - oltre 100 bambini. Nella Striscia, inoltre, le cui frontiere e punti di accesso restano sotto controllo israeliano, continua la penuria di cibo, acqua, medicamenti e carburante. Fra i punti della prima fase non ancora attuati resta anche il ritorno a casa di tutti gli ostaggi o dei loro corpi: mancano sempre all’appello i resti di uno di essi.
RG 12.30 del 16.01.2025








