Il giorno dopo la visita del presidente cinese Xi Jinping nella provincia autonoma dello Xinjiang, situata nel nord ovest del paese, una bomba è stata fatta detonare nella stazione ferroviaria della capitale Urumqi. Secondo gli inquirenti, gli attentatori hanno lasciato l’ordigno all'interno di un bagaglio all'uscita della stazione, vicino alla fermata degli autobus, ed erano inoltre armati di coltelli per aggredire i passanti.
Quello odierno non è il primo fenomeno di violenza. Negli ultimi mesi gli uighuri, musulmani di lingua turcofona e abitanti originari della zona, si sono più volte scontrati con il potere cinese, provocando oltre 20 morti. La regione conta 20 milioni di persone e gli uighuri rappresentano oggi solo il 40% della popolazione. Da anni rivendicano inutilmente maggiore autonomia, libertà di culto ed il rispetto delle loro tradizioni, ma il regime di Pechino li considera terroristi secessionisti, concetto ribadito ieri dal presidente durante la sua visita.
ASNA/Gila



