"Durata indefinita del servizio militare, arresti, detenzioni arbitrarie, condizioni difficili nelle carceri: tutte queste violazioni dei diritti umani non permettono agli eritrei di vedere un futuro per sé nel paese". Lo dice in un’intervista esclusiva al Radiogiornale della RSI Sheila B. Keetharuth, relatrice speciale dell’Onu sull’Eritrea. È un paese-prigione, da cui scappano in media 4'000 persone ogni mese.
Nominata due anni fa dal Consiglio dei diritti umani dell'ONU di Ginevra, Sheila B. Keetharuth oggi esclude che le condizioni in Eritrea siano migliorate e che la Svizzera possa rivedere le procedure d’asilo o rimpatriare gli eritrei attualmente accolti in territorio elvetico. Nel 3° trimestre 2014, le oltre 3'500 domande d’asilo presentate da eritrei in Svizzera hanno fatto segnare un aumento del 110%.
Un profugo eritreo
"Gli eritrei continuano a raccontare ancora lo stesso contesto di repressione e di mancato godimento dei diritti civili", spiega ancora alla RSI Sheila B. Keetharuth, giurista originaria delle Mauritius che da oltre 25 si occupa di diritti umani. "Purtroppo non ho alcun elemento per confermare un maggior rispetto dei diritti umani fondamentali".
Per questo - aggiunge - occorre indagare anche sulle responsabilità individuali degli esponenti del regime di Isaias Afewerki, il presidente-dittatore al potere dal 1993.
Finora il Governo di Asmara non ha autorizzato Sheila B. Keetharuth a recarsi in Eritrea, malgrado le sue richieste. Per le indagini, la Relatrice Speciale dell’Onu non può che affidarsi alle testimonianze raccolte (anche in Svizzera) tra i profughi eritrei appena scappati dal paese: un esodo senza fine. E tutti raccontano delle sistematiche violazioni dei diritti e di una repressione senza fine.
Emiliano Bos





