Dopo le intese con Gran Bretagna e Germania la Svizzera ha firmato oggi a Berna il terzo accordo fiscale con l’Austria, che introduce un’imposta liberatoria una tantum (aliquota tra il 15 e il 38%, a seconda dell’entità e della durata del deposito) per i capitali non dichiarati, depositati in banche elvetiche. E' inoltre prevista la tassazione alla fonte dei futuri interessi sui capitali regolarizzati (aliquota del 25%) con questa procedura.
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La corrispondenza di Fabio Storni
RSI Info 13.04.2012, 20:20
Tre accordi firmati, uno in dirittura d'arrivo
Il contribuente austriaco può scegliere tra la dichiarazione sui depositi alle autorità fiscali competenti e l’imposizione anonima con ritenuta alla fonte, contenuta nell'accordo in questione. In questo caso sono gli istituti svizzeri a prelevare l’imposta e a riversarla a Vienna (chi rifiuta di regolarizzare i suoi averi sarà costretto a chiudere la relazione bancaria).
Gli accordi firmati con i tre paesi (è in dirittura d’arrivo una quarta intesa di questo tipo con la Grecia mentre sono state avviate trattative con il Liechtenstein) dovrebbero entrare in vigore all’inizio del prossimo anno anche se la procedura di ratifica dei rispettivi parlamenti, in particolare di quello tedesco, potrebbe allungare i tempi. Da parte sua la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha voluto sottolineare la serietà della strategia dei “soldi puliti” promossa dal governo elvetico. In futuro la Svizzera non vuole più fondi non dichiarati, si legge in una nota del DFF.
L'accordo in dettaglio
Le aliquote previste nell’intesa con Vienna (15-38%) differiscono sensibilmente da quelle concordate con Berlino (21-41%) mentre sono analoghe a quelle fissate con Londra (19%-34%), che potrebbero però essere ritoccate verso l’alto. Secondo la ministra delle finanze austriaca Maria Fekter l’evasione fiscale nel suo paese si concentra sugli interessi da capitale (mentre in Germania sono toccate anche le imposte sulle società, sulle successioni e sui patrimoni). Vienna stima tra i 12 e i 20 miliardi i capitali sottratti al fisco austriaco, per un gettito di circa un miliardo di euro, così come previsto nella manovra finanziaria votata in marzo dal parlamento.
In merito alle ritenute alla fonte per i capitali regolarizzati è stato stabilita un’aliquota del 25%, che dovrebbe fruttare 50 milioni di euro all’anno (è del 26,375% quella concordata con la Germania e del 27-48% quella con la Gran Bretagna). Non vengono prese in considerazione le successioni, dal momento che non vengono tassate da Vienna.
Berna spera di salvare il segreto bancario
La strategia degli accordi bilaterali, nelle intenzioni di Berna, consente di salvaguardare il segreto bancario, evitando lo scambio automatico di informazioni che piace tanto all’Unione europea. Resta poi sempre aperta la controversia con gli Stati Uniti. Il Consiglio federale, messo alle strette dalle numerose azioni penali contro banche svizzere, è stato costretto ad accettare di collaborare (offrendo assistenza giudiziaria) in procedimenti con domande raggruppate di potenziali evasori statunitensi, di cui non si conosce l’esatta identità. E sono in corso trattative con Washington per un accordo globale su questa spinosa materia.
Più in generale Berna, per difendere la piazza finanziaria dalle pressioni esterne, sta rivedendo gli accordi di doppia imposizione con diversi paesi, impegnandosi a collaborare anche nei casi di evasione fiscale, reato normalmente non perseguito, a differenza della frode, in Svizzera.
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