I deputati georgiani hanno bocciato oggi, venerdì, il controverso progetto di legge “sugli agenti stranieri”. Un progetto che aveva suscitato ampie proteste e visto scendere in piazza chi sostiene che si trattasse di una copia delle leggi repressive in vigore in Russia.
Trentacinque dei 36 parlamentari votanti hanno affossato il testo in seconda lettura: martedì scorso era invece stato approvato e ciò aveva causato manifestazioni a Tbilisi, capitale del Paese caucasico, ma non solo.
Di fronte alle proteste, il partito al potere “Sogno georgiano” ha fatto marcia indietro, annunciando già ieri che avrebbe comunque ritirato il disegno di legge.
Decine di migliaia di persone si erano comunque riunite anche ieri sera nella capitale per una terza serata consecutiva di manifestazione.
La Georgia - un’ex Repubblica sovietica che nel 2008 ha perso una corta guerra contro la Russia – ambisce a entrare nell’Unione europea e nella NATO, e questo dal 2003 quando la “Rivoluzione delle rose” portò al potere Mikheil Saak'ashvili, candidato pro-occidente nel frattempo finito in manette.
La posizione di alcuni membri del Governo così come la legge “sugli agenti stranieri” lasciano tuttavia un’ombra di dubbio sulle reali aspirazioni Tbilisi, con l’opposizione che accusa il potere di sostenere Mosca.
Il Cremlino accusa: “USA dietro le proteste”
In mattinata è pure arrivata una presa di posizione di Mosca: il Cremlino sostiene che ci sia “la mano degli Stati Uniti” dietro le proteste di piazza che hanno scosso il Paese. Riferendosi alle parole di sostegno alle proteste rilasciate da New York della presidente Salomé Zourabichvili, il portavoce Dimitri Peskov ha dichiarato che la capo di Stato “non si è espressa dal suo Paese ma dagli USA”, segno che “la mano ben visibile di qualcuno sta alimentano i sentimenti antirussi in Georgia”.

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