Nell’Unione europea non è più possibile distruggere vestiti, scarpe e accessori rimasti invenduti o restituiti dai clienti. È infatti scattato ieri, domenica, un regolamento che impone ai grandi gruppi del tessile di non attuare tale pratica.
Nel 2018 a far scandalo era stato il brand Burberry, che aveva rivelato di aver distrutto per quell’anno invenduti per l’equivalente di 31 milioni di franchi. Il marchio del lusso britannico si era così difeso: “Distruggiamo per evitare che gli articoli vengano rivenduti o contraffatti”. La valanga di polemiche aveva portato il gruppo a interrompere una pratica per lungo tempo comune ai produttori a buon mercato come ai brand di lusso.

Un deserto discarica dei nostri vestiti
RSI Il mondo là fuori 13.09.2024, 15:30
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Secondo l’agenzia UE dell’ambiente, ogni anno in Europa tra il 4 e il 9% degli abiti invenduti viene distrutto dall’industria della moda. Si tratta di 600’000 tonnellate di tessuti mandati al macero, con anche un bilancio energetico di emissioni di CO2 estremamente negativo.
Una pratica che ora Bruxelles vieta con un regolamento che si impone ai grandi gruppi del tessile. Vestiti, calzature e accessori dovranno trovare una destinazione alternativa, quali la donazione e il riciclo. L’obiettivo è prolungare il ciclo di vita di quanto prodotto, imporre al settore una migliore gestione dei propri stock.
La Francia è uno dei pochi Paesi ad aver già introdotto da qualche anno misure che le grandi società attive sul mercato europeo dovranno attuare. I gruppi con oltre 250 dipendenti e con 50 milioni di fatturato dovranno essere trasparenti, rendendo pubbliche le informazioni sul numero degli invenduti e il loro peso, fornendo anche dettagli su quanto è stato riciclato e sulle ragioni dello smaltimento. Le medie imprese avranno quattro anni di tempo per applicare il regolamento. Esentati invece i produttori più piccoli.
Vestiti usati, e poi?
Patti chiari 23.05.2025, 20:45





