Sono passati ventisei anni dall’ ultima visita di un Pontefice al Parlamento europeo. Da allora ad oggi per il continente molte cose sono cambiate: i muri sono crollati, 500 milioni di cittadini, un tempo divisi in blocchi contrapposti, si sono ritrovati "una casa comune"; ma ai problemi di un tempo se ne sono sostituiti altri, non meno drammatici: la disoccupazione, che tocca 25 milioni di persone, soprattutto giovani; la tragedia dell’immigrazione, che trasforma il Mediterraneo un grande cimitero; le pressanti questioni della tutela ambientale.
Il primo papa venuto dal nuovo mondo ha esortato i deputati europei a "lavorare perché l’Europa riscopra la sua anima buona". Ha deplorato un continente un po’ invecchiato e compresso, dove una delle malattie più diffuse è la solitudine, nutrita da comportamenti individualisti e da una "cultura dello scarto" che si estende alla concezione della vita umana.
Papa Bergoglio si è espresso con chiarezza a favore delle politiche per il rilancio dell’occupazione e per ridare dignità e stabilità al lavoro. Ha lodato l’esempio europeo nella tutela dell’ambiente, ha ribadito l’importanza delle politiche educative ed ha auspicato un dialogo con il mondo religioso che non mette in pericolo la laicità delle istituzioni (una risposta implicita alle critiche, invero poche, di chi non lo voleva qui).
Il Papa si è quindi spostato dall’Europarlamento all’adiacente sede del Consiglio d’Europa, l’organizzazione per la difesa dei diritti umani di cui fa parte anche la Svizzera. Tra i passaggi significativi di questo suo secondo discorso, un elogio alla Corte europea dei diritti dell’uomo, "coscienza dell’Europa" nel rispetto dei diritti umani. Si tratta dell’istituzione sovente criticata dall’UDC e da cui Ueli Maurer vedrebbe volentieri l’uscita della Confederazione.
Tomas Miglierina
RG 18.30 del 25.11.2014 La voce di Papa Francesco
RG 18.30 del 25.11.2014 L'intervista di Emiliano Bos a Agostino Giovagnoli, docente di storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano






