Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato mercoledì sera che gli Stati Uniti sono “vicini al raggiungimento” dei propri obiettivi nella guerra contro Teheran. Ha tuttavia avvertito che l’Iran sarà colpito “con estrema durezza” ancora per altre due o tre settimane.

Trump parla alla Nazione
Telegiornale 02.04.2026, 12:30
Nel suo primo discorso alla nazione dalle prime ore del conflitto, il 28 febbraio, il presidente americano ha vantato vittorie “decisive” e “schiaccianti” ottenute dagli Stati Uniti, ribadendo che gli attacchi erano necessari per impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare.
Ciononostante, il presidente degli Stati Uniti ha ribadito che la fine del conflitto non è ancora arrivata. “Li colpiremo con estrema durezza nelle prossime 2-3 settimane. Li riporteremo all’età della pietra, dove appartengono”, ha dichiarato. Donald Trump ha nuovamente minacciato di colpire le infrastrutture energetiche iraniane, affermando che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti avrebbero “colpito duramente e probabilmente contemporaneamente ciascuna delle loro centrali elettriche”.
Blocco dello Stretto di Hormuz, “se ne occupi a chi serve”
Il presidente americano ha inoltre invitato i Paesi che dipendono dallo Stretto di Hormuz a “occuparsi” di risolvere il blocco imposto dall’Iran su questa via marittima strategica per la distribuzione di idrocarburi in tutto il mondo. In mattinata, tuttavia, aveva escluso qualsiasi tregua senza la riapertura dello stretto, il cui blocco destabilizza l’economia mondiale. Senza la revoca del blocco l’Iran sarà bombardato “fino alla distruzione”, aveva avvertito.
La quasi chiusura di questo passaggio marittimo ha provocato un’impennata dei prezzi del petrolio, alimentando il timore di un’inflazione duratura. I Guardiani della Rivoluzione, l’esercito ideologico dell’Iran, hanno ribadito mercoledì che lo stretto rimarrà chiuso ai “nemici” del Paese.
In questo contesto Londra ha annunciato per giovedì una riunione virtuale che coinvolgerà una trentina di Paesi pronti a garantire la sicurezza nello stretto una volta terminate le ostilità.
Prezzi del petrolio in aumento dopo il discorso
Prima del suo intervento in televisione il presidente americano aveva affermato sul suo social network Truth Social che il suo omologo iraniano, Massoud Pezeshkian, avrebbe chiesto “un cessate il fuoco”. Affermazioni “false”, ha smentito il portavoce della diplomazia iraniana, che ha anche negato l’esistenza di negoziati diretti con gli Stati Uniti. Ha definito le richieste di Washington “massimaliste e irrazionali”.
Martedì Massoud Pezeshkian aveva espresso la volontà di “porre fine” alla guerra, ma aveva elencato una serie di richieste, quali garanzie di sicurezza e compensazioni finanziarie.
Infine, nel suo discorso, Donald Trump ha promesso che non avrebbe abbandonato i suoi alleati del Golfo Persico, ovvero “Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein”.
Sull’onda della speranza di una distensione, mercoledì le borse europee e Wall Street avevano chiuso in rialzo prima del discorso di Donald Trump. Ma dopo il discorso, il barile di petrolio Brent, riferimento mondiale, è tornato a salire, superando i 105 dollari, mentre le borse asiatiche hanno aperto in difficoltà.
RG 07.00 del 02.04.2026 La corrispondenza di Andrea Vosti
RSI Info 02.04.2026, 07:21
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Trump: la guerra finirà entro poche settimane
Telegiornale 01.04.2026, 20:00

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Notiziario 02.04.2026, 06:00
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