“Malfunzionamenti inaccettabili”. Con queste parole, il presidente Emmanuel Macron ha ammesso il fallimento del sistema giudiziario francese dopo il ritrovamento, giovedì, del corpo senza vita della piccola Lyhanna in un silo agricolo di una fattoria vicino al villaggio di Puycasquier. Le cause del decesso non sono ancora state del tutto accertate. La bambina di 11 anni era scomparsa il 29 maggio scorso davanti alla sua scuola media a Fleurance, cittadina a 80 chilometri da Tolosa, nel sud-ovest della Francia. Il principale sospetto del delitto è un uomo con diversi precedenti per accuse di stupro, in particolare su minori. Il caso ha scatenato un’ondata di rabbia e indignazione in tutto il Paese, riaprendo il dibattito sulla gestione dei criminali sessuali recidivi.
Il sospettato era noto alla giustizia
Il principale sospettato, un uomo di 41 anni, è stato posto in stato di fermo per rapimento e sequestro già il giorno successivo alla scomparsa della bambina. L’uomo non solo conosceva bene Lyhanna (la bambina era molto amica di sua figlia), ma era anche ben noto alle forze dell’ordine. Era stato infatti denunciato più volte per reati sessuali su minori ma si trovava in libertà. Una delle inchieste a suo carico era stata archiviata nel 2024, mentre un’altra (per abusi sessuali avvenuti a cavallo tra il 2024 e il 2025) risulta ancora in corso e l’uomo non era ancora stato interrogato. Secondo fonti di stampa, esisterebbe anche una terza denuncia per fatti analoghi che la procura avrebbe omesso di citare pubblicamente. L’uomo aveva lavorato proprio nella fattoria dove è stato scoperto il corpo della bambina, a una quindicina di chilometri da Fleurance.
La reazione del governo: “Responsabilità da accertare”
Dal Montenegro, dove si trovava in visita ufficiale, il presidente Macron ha rifiutato categoricamente “qualsiasi argomento relativo alla mancanza di mezzi” e ha chiesto che le responsabilità vengano accertate “molto rapidamente”. Per il presidente non ci sono dubbi: “È chiaro che c’è un malfunzionamento e che non possiamo ignorare il fatto che siano emerse delle falle” ha affermato a LCI.
In risposta alla crisi, il premier Sébastien Lecornu ha annullato i suoi impegni per riunire d’urgenza il Ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, e il Ministro della Giustizia, Gérald Darmanin. È stata immediatamente ordinata un’inchiesta amministrativa con l’obbligo di consegnare i risultati entro 15 giorni. Facendo eco alle parole del presidente, il Gérald Darmanin ha denunciato “malfunzionamenti incredibili e inaccettabili dei servizi dello Stato”.
La procura sotto accusa e il dolore di un Paese
Mentre la procura di Auch respinge le accuse di negligenza, la sua gestione del caso è ora al centro di feroci critiche. “Come è possibile che quest’uomo fosse ancora in libertà?” si chiede sgomenta la famiglia di Lyhanna, una domanda che risuona in tutta la Francia.
La vicenda ha provocato reazioni sdegnate in tutto l’arco politico e sociale. Eric Mouzin, padre di una delle vittime del serial killer pedofilo Michel Fourniret, ha commentato con amarezza la sorpresa mostrata dai ministri di fronte a disfunzioni note da tempo. Dall’opposizione, il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha accusato lo Stato di aver “pesantemente fallito”, mentre Bruno Retailleau per i Républicains ha invocato una “riforma profonda del sistema giudiziario”.





