Gallery image - Il nuovo Papa e la politica
Vicino ai poveri, cucina spesso e volentieri da solo, preferisce i mezzi pubblici alla vettura privata con autista e ha rinunciato a vivere nelle sontuose stanze dell'arcivescovado di Buenos Aires, preferendo un semplice appartamento: il nuovo Papa Jorge Mario Bergoglio "è un uomo irreprensibile" secondo il suo più stretto collaboratore, ma per alcuni su di lui grava l'ombra dei passati rapporti con la dittatura e le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, nel suo paese d'origine, non hanno accolto con favore l'elezione del primo pontefice argentino.
Gli si rimprovera, e gli si rimproverava già in occasione del Conclave del 2005, la vicinanza alla dittatura militare (1976-1983), che in effetti godeva di un ampio appoggio da parte della Chiesa. "Non ci sono prove schiaccianti contro di lui, solo testimonianze. Ho scritto due libri con i racconti di padri gesuiti che narrano le ambiguità di quel periodo", afferma il giornalista argentino Horacio Verbitsky, autore di "L'isola del silenzio".
I due preti rapiti
All'epoca del colpo di Stato, Bergoglio aveva 40 anni, era prete e provinciale (superiore nazionale) della Compagnia di Gesù. L'episodio più controverso riguarda il sequestro di due sacerdoti che lavoravano nelle bidonville e che passarono cinque mesi nelle prigioni del regime. Sarebbe stato Bergoglio a togliere loro la protezione e a permetterne l'arresto. Il nuovo Papa però "non c'era quando la sua congregazione organizzò una cerimonia in omaggio all'ammiraglio Massera, uno dei capi della giunta", racconta Verbitsky, che lo giudica "un uomo molto abile" con frequenti ed espliciti contatti con il mondo politico, non solo allora.
La sua difesa
Bergoglio è stato confrontato alle accuse dallo stesso Verbitsky, al quale disse di non aver mai creduto che i due preti fossero "guerriglieri", e poi anche da Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti, autori nel 2010 del libro-intervista "Il gesuita". Non si è sottratto alle domande. "La Chiesa", affermò, "come la società dell'epoca ha conosciuto solo a poco a poco gli orrori della dittatura (...) e la disperazione delle donne che cercavano in tutti modi i loro figli" desaparecidos. Riguardo alle traversie dei due due sacerdoti, il neo Papa sostenne di essersi mosso "sin dalla prima notte" per ottenerne la liberazione e che a questo scopo incontrò a più riprese gli aguzzini Massera e Jorge Videla.
"Altri furono complici, lui no"
In difesa di Bergoglio sono intervenuti oggi anche il premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel e Graciela Fernandez Meijide, che fa parte della commissione nazionale dei desaparecidos (uno era suo figlio): "dei vescovi furono complici della dittatura, ma Bergoglio non era uno di loro", ha affermato il primo. "Non mi risulta che abbia collaborato", ha dichiarato invece la seconda, "e lo conosco personalmente".
Il mea culpa
Nonostante respinga le accuse rivoltegli, Bergoglio nel 2000, da arcivescovo di Buenos Aires, spinse la Chiesa argentina a pubblicare una sorta di mea culpa, una missiva apostolica intitolata “Ricordare il passato per costruire saggiamente il presente”.
Contro l'aborto e i matrimoni gay
Molto più chiari sono i rapporti del pontefice con la politica in tempi recenti e in particolare con gli ultimi due presidenti argentini, Nestor e Cristina Kirchner. Il primo, scomparso nel 2010, lo definì "il vero rappresentante dell'opposizione". Con la moglie, attualmente al potere, Bergoglio ha avuto contrasti in occasione dell'introduzione della legge sui matrimoni omosessuali, che contestò definendola "un segno del diavolo, un tentativo di distruggere il piano di Dio". Lo scorso anno ha criticato però i preti che rifiutano di battezzare i bambini nati al di fuori del matrimonio, definendoli "degli ipocriti". L'ultima frontiera per la Chiesa, in Argentina come in tutta l'America Latina, è ora la lotta all'aborto, quasi ovunque illegale.
Segnato dalla crisi economica
Nel libro "Il gesuita", Rubin lo definisce "conservatore nella dottrina ma progressista in materia sociale", segnato dalla crisi economica che attanaglia l'Argentina dal 2001, "molto critico nei confronti del Fondo monetario internazionale e del neoliberalismo". Ed in effetti Bergoglio ha denunciato a molte riprese, nei suoi discorsi, le politiche delle autorità del suo paese che hanno reso sempre più grandi le inuguaglianze sociali.




