La situazione nel Kurdistan iracheno si fa sempre più pesante. Sono oltre 30'000 i profughi siriani - e i dati sono delle Nazioni Unite - che si sono rifugiati nel nord dell'Iraq, fuggendo dagli scontri sempre più violenti tra insorti jihadisti e miliziani curdi.
Miriam Mahdi è ticinese di origini irachene e studia a Neuchâtel. Figlia di madre curda e padre arabo, è appena tornata da Erbil, grossa città nel Kurdistan iracheno, dove si reca ogni anno per trovare i suoi parenti. Qui ha potuto vedere e toccare con mano la difficile situazione umanitaria dei rifugiati.
Coperte al posto dei tetti
"Passando per le vie della città", ci spiega Miriam, "ho visto molte persone che vivono per strada in condizioni disperate. Improvvisano una sistemazione agli angoli delle strade, nelle case abbandonate, tra le macerie o nei vicoli, lungo i muri. Piantano dei bastoni e usano coperte come tetti". I profughi siriani, per lo più curdi, sono fuggiti senza niente e sono stati accolti in campi profughi, che però spesso abbandonano. "Nei campi le condizioni di vita sono pessime, c'è pochissima assistenza e allora in molti cercano di raggiungere le città, dove almeno possono ricevere un po' di carità".
Solidarietà ultima risorsa
Il numero dei rifugiati cresce ogni giorno e le autorità non sono pronte per un flusso così alto. Solo poche persone hanno trovato lavoro, le famiglie sono molto numerose, con anziani e bambini. La solidarietà della popolazione locale è spesso l'ultima risorsa. "Gli iracheni sono molto solidali con i siriani, forse perché hanno ancora bene in mente che cosa significhi la guerra. In una piazza qualcuno ha organizzato una raccolta di beni destinati ai profughi e in poco tempo la piazza era piena. Ma non ci si può basare solo sulla generosità della gente. Per assistere davvero i rifugiati ci vorrebbe un aiuto organizzato e sistematico".
Si piange per dei biscotti
Anche Miriam si è data da fare ed ha preparato con sua madre dei sacchettini con cibo e beni di prima necessità da distribuire alle famiglie siriane. "Volevo metterci dentro qualcosa di speciale. Per i più piccoli ho pensato a dei biscotti, e quando li ho dati ad un bambino, lui si è messo a piangere dalla gioia. Per noi è inimmaginabile che ci si commuova per dei biscotti".
Jonas Marti
Gallery video - In Iraq si piange per un biscotto
Dal soggiorno in Iraq Miriam ha tratto anche un video, con cui partecipa al concorso della Direzione dello sviluppo e della cooperazione svizzera "Essere giovani in un contesto fragile". Guarda il filmato
Gallery audio - In Iraq si piange per un biscotto
Contenuto audio
La solidarietà degli iracheni
RSI Info 22.08.2013, 18:54
Un ritratto dei rifugiati
RSI Info 22.08.2013, 18:19
La solidariet? degli iracheni
RSI Info 22.08.2013, 18:54
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