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La piscina “indistruttibile” di Trump si tinge di verde

Doveva durare cinquant’anni, ma alghe e rivestimento scrostato sono comparsi dopo poche settimane. Il presidente accusa i vandali e promette nuove riparazioni dopo il 4 luglio

  • Un'ora fa
I lavori nell'area ormai blindata alla reflecting pool
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Seidisera 18:00 del 27.06.26 - Il servizio di Andrea Vosti

RSI Info 27.06.2026, 17:56

Di: Seidisera/Andrea Vosti/Reuters/sdr 

“Durerà almeno per i prossimi cinquant’anni. Sarà bellissima e non ci saranno perdite”. Donald Trump ne parlava come dell’ennesima dimostrazione delle proprie capacità di costruttore. Il nuovo rivestimento della Reflecting Pool, assicurava il presidente il 3 giugno, era talmente resistente che neppure un coltello sarebbe riuscito a tagliarlo. “Non voglio dare strane idee alla gente”, aveva aggiunto, “ma anche usando una lama non si riesce a inciderlo. È un tipo di gomma così forte, così potente”.

A meno di un mese di distanza è accaduto il peggio. Lo specchio d’acqua monumentale che si estende davanti al Lincoln Memorial, lungo circa 610 metri, doveva essere uno dei fiori all’occhiello delle celebrazioni per il 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Invece del promesso “American Flag Blue”, però, la vasca ha presto recuperato la sua poco invitante tonalità verdognola. Le alghe sono tornate. Parti del rivestimento blu hanno cominciato a sollevarsi e a galleggiare nell’acqua.

Ora la piscina dovrà essere riparata di nuovo. Trump ha annunciato che i lavori cominceranno dopo il 4 luglio, quando sul National Mall si saranno concluse le celebrazioni dell’anniversario.

Un appalto da 16 milioni di dollari

Il restauro, voluto personalmente dal presidente, è costato circa 16 milioni di dollari ed è stato affidato senza una gara competitiva. Trump aveva presentato la società incaricata come una scelta basata sull’esperienza diretta, visto che la ditta aveva già realizzato in tempi rapidi alcune piscine nel suo golf club in Virginia.

La Reflecting Pool soffre da decenni di problemi legati alla circolazione dell’acqua, ai sedimenti e alla proliferazione delle alghe. L’intervento avrebbe dovuto risolverli applicando sul fondo un nuovo rivestimento protettivo blu, capace al tempo stesso di impermeabilizzare la vasca e di restituirle un colore più fotogenico “. Forse non dovrei parlare troppo presto, ma credo che sarà fantastica”, aveva dichiarato Trump mentre i lavori erano ancora in corso, ricordando di essere “molto bravo a costruire cose”.

Pochi giorni dopo la conclusione dell’intervento, l’acqua ha cominciato a tingersi di verde. Gli addetti del National Park Service sono stati costretti a trattare la vasca e a rimuovere le alghe. Poi sono comparsi i primi lembi di materiale distaccato dal fondale.

La pista del sabotaggio e il corteo sul fondale

Di fronte alle immagini della piscina appena restaurata già invasa dalle alghe, Trump ha indicato come colpevoli i vandali. Secondo il presidente, ignoti avrebbero agito di notte, incidendo il rivestimento con coltelli, rasoi o taglierini. Trump ha parlato in particolare di uno squarcio lungo 350 piedi, circa 107 metri, e ha definito i presunti responsabili “gentaglia” che dovrebbe essere mandata in carcere. Intorno allo specchio d’acqua sono intanto comparsi soldati della Guardia nazionale, postazioni mobili di sorveglianza, telecamere e torri alimentate a energia solare per illuminare l’area durante la notte. Un apparato di sicurezza imponente per proteggere una vasca profonda poco più di mezzo metro.

Va detto, a margine che a complicare la narrazione presidenziale c’è poi un episodio documentato dalla stessa amministrazione. Il 7 maggio, durante una visita a sorpresa al cantiere, il corteo di Trump entrò nella Reflecting Pool ancora vuota. La limousine presidenziale e diversi Suv della scorta attraversarono il fondale sul quale veniva applicato il nuovo rivestimento blu.

Fotografie e filmati mostrano chiaramente il convoglio all’interno della vasca. Non è possibile stabilire, sulla base degli elementi disponibili, se il peso dei veicoli abbia contribuito ai successivi distacchi. Non risulta infatti pubblicata una perizia tecnica che colleghi il passaggio del corteo ai danni emersi settimane dopo. La scena, tuttavia, ha offerto ai critici un’immagine irresistibile: il presidente che accusa misteriosi vandali di avere compromesso una superficie sulla quale aveva fatto transitare la propria colonna di automobili blindate. Sui social network il video è stato riproposto migliaia di volte, accompagnato da parodie, fotomontaggi e richieste ironiche di identificare i responsabili del “raid”.

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La costosa saga della reflecting pool

Telegiornale 25.06.2026, 12:30

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