Dialogo
Intervista

I rischi dell’amore ai tempi dell’IA

Le relazioni virtuali non sono più un fenomeno marginale e l’esperta avverte: “Si rischia di crescere una generazione incapace di gestire rifiuti e conflitti reali”

  • 55 minuti fa
Gli algoritmi tendono a non contraddire l'utente, anticiparne i desideri e adattarsi a ogni aspettativa

Gli algoritmi tendono a non contraddire l'utente, anticiparne i desideri e adattarsi a ogni aspettativa

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Di: Marc Leutenegger (swissinfo.ch), articolo originale - sf, adattamento in italiano

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo anche la sfera più intima delle relazioni umane. Dalle piattaforme digitali a veri e propri “partner” virtuali, l’amore mediato dalla tecnologia non è più una realtà di nicchia, ma un fenomeno in rapida espansione.

Questa tematica è al centro dello studio di Désirée Popelka, psicologa evoluzionista del Politecnico di Losanna, Outsourcing Love, per il quale ha intervistato 2’312 persone in Svizzera e Germania sulle loro esperienze con le relazioni virtuali.

swissinfo.ch: La solitudine è in aumento. In qualità di psicologa evoluzionista osserva che sempre più spesso l’intimità viene cercata nel digitale. Stiamo andando verso una società di individui isolati?

Désirée Popelka: I dati sono effettivamente chiari. Il numero di persone single è in costante crescita e vivere da soli sta diventando, per molti, una condizione stabile o addirittura una scelta consapevole. Nella mia ricerca ho analizzato se chi sceglie intenzionalmente di restare single si distingua in modo significativo da chi invece rimane senza partner contro la propria volontà.

È emerso un fenomeno sorprendente: nel nostro campione di 2’312 persone, oltre 183 intrattenevano una relazione stabile con un partner virtuale. Non si tratta più di un fenomeno marginale. Stiamo assistendo a un’evoluzione in cui intimità e compagnia vengono sempre più spesso commercializzate e sostituite dalla tecnologia.

In questo contesto lei parla di “girlfriend experience”, che oggi diventa però disponibile su larga scala in forma digitale. Che cosa si compra esattamente?

Non si tratta tanto di sesso, quanto di reciprocità: uno scambio, un dare e ricevere sul piano emotivo. Nella versione fisica della “girlfriend experience”, il cliente paga per la sensazione di compagnia e di una vicinanza percepita come autentica. Si vive insieme un appuntamento, si costruisce un’esperienza sociale. Piattaforme come OnlyFans hanno democratizzato e digitalizzato questo modello: è accessibile ovunque e a costi più contenuti.

Per molte giovani donne si tratta di un ambito attrattivo, perché si distanzia dallo stigma della prostituzione tradizionale e viene presentato come una forma di “empowerment”. Il rovescio della medaglia, però, è preoccupante: chi offre questi servizi deve simulare costantemente un’identità che non è la propria, per creare e mantenere un legame emotivo con i clienti.

L’evoluzione sta ora entrando in una nuova fase. Perché pagare una persona quando un’intelligenza artificiale è più economica e sempre disponibile?

Qui superiamo la soglia verso una vera e propria automatizzazione dell’amore. Uno studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) ha mostrato che, subito dopo la ricerca di informazioni, il gioco di ruolo a sfondo erotico è già il secondo utilizzo più frequente di ChatGPT.

I compagni virtuali basati sull’IA offrono una sorta di “servilità compiacente”: l’algoritmo dà ragione all’utente, ne anticipa i desideri e si adatta a ogni aspettativa. Da un punto di vista evolutivo, il nostro cervello è programmato per reagire positivamente alla conferma sociale. Il problema è che il sistema neurologico spesso non distingue tra una risposta emotiva simulata e una autentica.

Questo promette relazioni senza ferite né conflitti. Qual è il rischio di questa felicità senza attriti?

Il rischio è la totale perdita di correttivi sociali. Un’intelligenza artificiale è programmata per essere sempre dalla nostra parte. Ma le relazioni reali si nutrono anche di attriti, di conflitti e della necessità di trovare compromessi. Il rapporto con l’IA può trasformarsi in uno specchio narcisistico: si finisce per comunicare con sé stessi.

Osserviamo un sollievo a breve termine dal senso di solitudine, ma nel lungo periodo molte persone sviluppano una forte dipendenza emotiva. Quando gli sviluppatori aggiornano il sistema modificando il “carattere” dell’IA, alcuni utenti reagiscono con vere e proprie crisi, fino a pensieri suicidi: il loro unico interlocutore affettivo diventa improvvisamente più “freddo”. Questo potrebbe dar vita a una generazione che disimpara a confrontarsi con il rifiuto nelle relazioni umane.

Nel suo studio distingue tre livelli di esternalizzazione dell’amore: si passa dagli incontri reali a piattaforme come OnlyFans, fino alle relazioni con partner virtuali basati sull’IA. È una tipica traiettoria amorosa digitale?

Non sappiamo ancora se questo percorso segua una progressione lineare. Quel che è certo è che molto dipende dalla personalità. Chi, ad esempio, cerca un’esperienza relazionale in qualche modo reale, come può essere quella offerta da un servizio di escort, non è una persona isolata o marginale.

Si tratta spesso di individui pienamente integrati nella vita sociale, che magari hanno già una partner e una famiglia. Sono alla ricerca di novità e di riconoscimento, quindi di un complemento, non di un sostituto dell’amore tradizionale.

Le persone con tratti narcisistici, invece, sembrano particolarmente vulnerabili al fascino di una conferma priva di contraddizioni, anche quando arriva da un’intelligenza artificiale.

Emergono differenze legate al genere?

Le motivazioni evolutive divergono. I maschi, in generale, tendono a essere programmati per distribuire il più possibile le proprie possibilità riproduttive, mentre le donne adottano un approccio più selettivo, dato che il loro investimento biologico, ad esempio i rischi legati alla gravidanza, è molto più elevato. Naturalmente si tratta di predisposizioni che vengono poi modellate dalla cultura.

Alcuni studi interessanti provengono dall’Asia e hanno portato a formulare l’ipotesi del “non ci sono più uomini all’altezza”: molte donne si ritirano dal mondo delle relazioni perché non trovano partner che soddisfino le loro aspettative. Al loro posto, trovano appagamento emotivo in compagni virtuali, che funzionano come superfici ideali di proiezione.

Nel caso degli uomini, invece, è spesso la frustrazione legata al rifiuto nella vita reale a spingerli verso partner basati sull’IA, che non contraddicono mai e offrono una conferma continua.

Robotica e realtà virtuale stanno ampliando sempre più la simulazione. Come valuta questa evoluzione?

Lo sviluppo è rapido e per l’industria rappresenta un settore molto redditizio. È naturale che si punti a dare un corpo anche alla partner virtuale basata sull’IA. La vera domanda è quali effetti avrà tutto questo.

Per le persone anziane e isolate si può vedere anche un aspetto positivo, perché offre una forma di compagnia. Per i più giovani, però, l’idea che l’immagine del corpo e della relazione venga modellata da robot solleva diverse preoccupazioni.

Quanto è forte l’influenza delle offerte digitali sulle giovani generazioni?

Alcuni studi condotti negli Stati Uniti indicano che oltre il 70% degli adolescenti ha già avuto esperienze con questi strumenti. Si tratta di un dato effettivamente molto problematico. L’adolescenza è una fase cruciale, in cui si sperimentano le prime interazioni sociali e si impara a gestire l’ambiguità. È il momento in cui si prova a conquistare una persona che piace e si impara anche ad affrontare un rifiuto. Se questo processo di socializzazione avviene in un ambiente protetto e ottimizzato dagli algoritmi, si rischia di crescere una generazione che fatica a confrontarsi con la complessità delle relazioni umane reali.

Considerato il potenziale di dipendenza delle relazioni con l’IA, servono limiti di età come per nicotina e alcol?

Ci sono segnali chiari di un possibile effetto di dipendenza. Si sviluppa una forma di dipendenza emotiva dal continuo bisogno di conferme. A questo si aggiungono lacune importanti nella protezione dei dati: gli utenti condividono informazioni estremamente intime, senza che le aziende siano sottoposte a controlli adeguati. È quindi necessario riflettere su eventuali limiti di età, anche perché gli adolescenti rappresentano una categoria particolarmente vulnerabile.

La disponibilità totale delle partner virtuali richiama certe ideologie reazionarie diffuse nella cosiddetta manosfera. Internet sta creando una nuova generazione di sociopatici?

Il legame con la cosiddetta manosfera online è molto preoccupante. Questi influencer hanno una portata enorme e possono influenzare un numero considerevole di persone. Il problema riguarda soprattutto i gruppi più vulnerabili. Stimiamo che circa il 7% degli utenti di partner virtuali basati sull’IA rientri in questa categoria.

Se amore e sessualità vengono sempre più delegati alle macchine e i comportamenti tra uomini e donne divergono, quali potrebbero essere le conseguenze per il futuro della società e per i tassi di natalità già in calo?

È una delle questioni centrali per la ricerca dei prossimi anni. Per ora, le relazioni con l’IA funzionano spesso come un’estensione: un modo alternativo per ricevere attenzione e ammirazione. La vera incognita riguarda l’impatto a lungo termine sulle coppie. Gli studi sul consumo di pornografia mostrano che anche un’esposizione limitata può avere effetti sulla relazione. Se a casa la partner pone domande critiche, mentre l’avatar basato sull’IA reagisce con entusiasmo a qualsiasi affermazione, il rischio è che la macchina finisca per diventare un fattore di rottura della relazione.

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Come restare al passo con l’IA

La consulenza 17.06.2026, 13:00

  • iStock
  • Carlotta Moccetti
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