I Mondiali di calcio sono un intreccio di passione ed interessi, sportivi e calcistici, ma anche commerciali e di marketing. Se sul campo è una sfida fra nazioni, fuori è una gara tra marchi concorrenti legati alle squadre e ai calciatori.
Ad Herzogenaurach in Baviera c’è la seda Adidas, dove tutti incitano la Germania nella sua avventura carioca, sostenendo anche il loro principale datore di lavoro. Da oltre sessant'anni le tre strisce compaiono sulla maglia della Germania ed in Brasile altre otto nazionali vestono lo stesso marchio. Il costo della sponsorizzazione è di 100 milioni di euro. L'obiettivo è di incrementare le vendite ad ogni rete realizzata. Benché ci si si rifiuti di quanitificare i costi dell'enorme battage pubblicitario, la posta in gioco è enorme. “Siamo i numeri uno nel calcio e per il Mondiale ci siamo posti dei traguardi molto ambiziosi. Per riuscire a farlo abbiamo mobilitato la più grande campagna pubblicitaria di tutti i tempi”, ha spiegato al Telegiornale Jan Runau, responsabile comunicazione di Adidas.
Ad Herzogenaurach però non è soltanto Adidas ad aver puntato sul Mondiale. Ad 800 metri di distanza ecco la sede della Puma, che accompagna la Svizzera. “È un paese interessante che ha una squadra forte e che gioca un calcio molto rapido ed attraente. Tutti elementi che ben rispecchiano la filosofia del nostro marchio”, ha detto il CEO Matthias Bäumer.
Red. MM/Telegiornale





