Il produttore di cemento francese Lafarge e otto suoi ex responsabili sono stati riconosciuti colpevoli lunedì dal tribunale di Parigi di finanziamento del terrorismo nel 2013 e 2014, per aver pagato gruppi jihadisti affinché lasciassero funzionare un impianto nel mezzo della guerra in Siria, il cementificio di Jalabiya da poco inaugurato e in cui erano stati investiti 680 milioni di euro. È stata riconosciuta anche la violazione di sanzioni europee.
L’impresa dovrà pagare l’ammenda massima di 1,125 milioni di euro, una cifra estremamente contenuta in confronto agli oltre 700 versati nel 2022 per evitare un processo analogo negli Stati Uniti. Ma le pene per i dirigenti sono pesanti: vanno dai 18 mesi ai 7 anni di detenzione. È stata fra l’altro disposta la carcerazione immediata dell’ex CEO Bruno Lafont, condannato a 6 anni.

Bruno Pescheux, all'epoca direttore della filiale siriana
La società, assorbita in seguito dalla multinazionale svizzera Holcim, ha effettuato versamenti a tre organizzazioni jihadiste tra cui l’autoproclamato Stato islamico, per un importo di quasi 5,6 milioni di euro, ha stabilito il tribunale correzionale nella sua sentenza. La Corte ha sottolineato come ciò abbia permesso loro di “preparare attentati terroristici”, in particolare quelli del gennaio 2015 in Francia. Alcune vittime del 13 novembre (data del Bataclan e degli attacchi ad esso legati, che avevano insanguinato Parigi) si erano peraltro costituite parti civili.
“Questa modalità di finanziamento delle organizzazioni terroristiche, e principalmente dell’IS, è stata essenziale in quanto ha contribuito al controllo dell’organizzazione terroristica sulle risorse naturali della Siria, permettendole di finanziare atti terroristici sul posto e pianificati all’estero, in particolare in Europa”, ha sottolineato la presidente del tribunale, Isabelle Prévost-Desprez.
Per finire il cementificio di Jalabiya aveva dovuto essere evacuato nel settembre del 2014, per poi essere occupato dall’IS. “Ci si può lavare le mani e andarsene, ma che ne sarebbe stato dei dipendenti dell’impianto se ce ne fossimo andati?”, ha sostenuto durante l’interrogatorio Christian Herrault, ex direttore generale aggiunto di Lafarge. “Avevamo la scelta tra due cattive soluzioni, la peggiore e la meno peggiore”.
Per Bruno Pescheux, direttore all’epoca della filiale siriana di Lafarge, le decisioni di allora si possono spiegare con il fatto che la compagnia era convinta che il conflitto siriano sarebbe stato di breve durata.




