Le religioni tradizionali sono sempre più in crisi di fedeli e adepti. Non solo le tre monoteiste, ma anche le tradizioni spirituali orientali. Fra queste il buddhismo. Ed è probabilmente anche per ovviare a questo dato di fatto che il 6 maggio 2026 in Corea del Sud, a Seul, il tempio di Jogyesa, il principale dell’ordine buddista Jogye, ha deciso di ordinare il suo primo monaco umanoide. Prodotto dall’azienda cinese Unitree, fra le più avanzate nel settore della robotica umanoide, è stato chiamato Gabi, che in coreano significa «misericordia di Buddha».
Alto 130 centimetri, Gabi si è presentato all’ordinazione in veste buddhista tradizionale grigia e marrone, con scarpe nere e con due mani ricoperte da guanti color carne sproporzionatamente grandi. Chiusosi in preghiera davanti a diversi monaci locali, ad ogni domanda del Venerabile Sungwon, responsabile degli affari culturali dell’ordine Jogye, ha risposto: «Sì, mi consacrerò». «Vuoi dedicarti al santo Buddha?», ha domandato. «Sì, mi dedicherò», ha risposto Gabi. «Ti dedicherai al sacro insegnamento?», ha domandato lo stesso monaco. «Sì, mi dedicherò». Il monaco, quindi, ha esposto cinque precetti che un buddhista dovrebbe seguire nella vita.
Difficile comprendere a fondo il perché di questa ordinazione, tenuto anche conto del fatto che, come ha riportato il New York Times, non solo Gabi non ha voce (le sue parole sono state preregistrate da un altro membro del tempio) ma è anche incapace di apprendere gli stessi precetti della filosofia buddhista. Tanto che, a ordinazione avvenuta, è stato restituito al produttore.
C’è chi ha parlato di un’operazione di marketing per attirare fedeli. Anche se lo stesso ordine Jogye in un comunicato ha affermato che «ordinare un robot significa riconoscere che la tecnologia deve essere utilizzata in conformità ai valori di compassione, saggezza e responsabilità; simboleggia nuove possibilità di coesistenza tra esseri umani e tecnologia».
L’essenza del buddhismo nasce dall’esperienza personale del dolore e dalla consapevolezza, aspetti profondamente legati alla vita interiore dell’essere umano. Un robot comandato a distanza può riprodurre movimenti, rituali o formule, seppure gli manchi del tutto un’esperienza soggettiva. Gabi, ovviamente, non possiede una vera forma di intelligenza autonoma: la sua esibizione è dipesa interamente dal controllo remoto. Più che un’entità dotata di saggezza o prossima all’illuminazione, dunque, è apparso come una scenografia tecnologica molto elaborata.








