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Lansing, l'auto e l'elefante

Viaggio nella capitale del Michigan, dove da quattro settimane gli operai della General Motors sono in sciopero

  • 11.10.2019, 23:59
  • 4 maggio, 21:52
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General Motors, lo sciopero continua

Telegiornale 11.10.2019, 22:00

Di: m.h. 

Sin dalla fine dell’Ottocento la storia di Lansing è legata a filo doppio con l’industria dell’auto. Oltre al succedersi di case automobilistiche – dalla Oldsmobile alla General Motors – solo in due occasioni la capitale del Michigan ha fatto capolino nelle cronache: perché è la città natale di Magic Johnson, famosa stella del basket, e perché nel 1963 fu teatro di un curioso e tragico incidente. Un’elefantessa scappò da un circo locale e creò il panico nelle strade di Lansing finché, dopo un safari urbano, non venne uccisa. Online si può ancora trovare la foto del pachiderma stramazzato al suolo.

L'elefante che fuggì a Lansing e venne abbattuto

L'elefante che fuggì a Lansing e venne abbattuto

A Lansing vi sono i due stabilimenti più moderni della General Motors, vi lavorano 6'600 operai: negli impianti lungo il fiume si assemblano le Cadillac e le Chevrolet, tra cui la famosa coupé Camaro; negli altri – inaugurati nel 2006 – si fabbricano i crossover di Chevrolet, Buick e GMG. Macchinoni che in Europa chiameremmo piccoli SUV. A meno di un’ora di strada, più a ovest, vi sono altri tre stabilimenti GM, a Flint, dove negli anni ’40 iniziarono le prime battaglie sindacali.

Dalla mezzanotte del 16 settembre motori e macchinari tacciono. Tutti i 49'000 dipendenti della General Motors in America (di cui 3'000 interinali senza contratto) sono in sciopero. Chiedono minori disparità salariali, l’assunzione dei molti operai su chiamata e l’adeguamento al carovita. L’ultimo sciopero nel settore automobilistico è datata 2007. Durò tre giorni. Oggi l’astensione dal lavoro dura da quasi quattro settimane. Un braccio di ferro lungo, lunghissimo e finora senza risultato.

Tutto fermo da quattro settimane

Tutto fermo da quattro settimane

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Fuori dalle fabbriche picchetti di scioperanti si danno il cambio per manifestare il loro dissenso e tenere desta l’attenzione della popolazione. Al loro passaggio gli automobilisti suonano il clacson in segno di solidarietà, più d’uno si ferma. Porta qualcosa da mangiare o un semplice attestato di simpatia. Lansing è fatta così, da generazioni si vive di pane e General Motors. Anche per questo tra gli scioperanti c’è più delusione che rabbia. “È anche grazie ai sacrifici dei lavoratori che GM ha potuto mettersi alle spalle la bancarotta del 2007”, ci dice Bill Reed, presidente della sezione locale del sindacato UAW, “dopo 10 anni è giusto che questo sia riconosciuto”.

Non piacciono i numeri che cominciano con 3: segno che l'auto è stata fatta in Messico

Non piacciono i numeri che cominciano con 3: segno che l'auto è stata fatta in Messico

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Per chi lavorava qui prima del 2007 il salario era anche di 31 dollari all’ora, oggi difficilmente supera i 16. Scioperare significa ricevere solo un quarto dello stipendio in busta paga e dopo quattro settimane tra gli operai serpeggia frustrazione e preoccupazione. Keith lavora da 34 anni per GM e ha cambiato sei stabilimenti; indossa una maglietta rossa con un monito “costruiamo macchine americane e non amiamo il numero 3”. Il tre, ci spiega, è la cifra con cui iniziano i numeri di carrozzeria delle auto fabbricate in Messico.

Senti parlare di auto “Made in USA” e il pensiero corre a Trump che qui in Michigan tre anni fa vinse allo sprint contro Clinton. Solo un + 0,3 % ma tanto decisivo quanto sorprendente visto che Obama nel 2012 si affermò con oltre 9 punti percentuali sullo sfidante repubblicano. In questi 26 giorni di sciopero il presidente è rimasto silente. “Non voglio dire che mi ha deluso”, ci dice Nick, “ma confido ancora che possa mettere a posto le cose”. Nel 2016 i cosiddetti “blue collar” avevano scelto The Donald e lo stato tra i Laghi sarà nuovamente un campo di battaglia decisivo alle presidenziali del 2020. Lo scioperò potrà avere conseguenze politiche, ma di certo vi è già un contraccolpo economico.

Auto fabbricate negli Stati Uniti

Auto fabbricate negli Stati Uniti

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“Lo sciopero ormai costa 90 milioni di dollari al giorno a General Motors”, spiega Patrick Anderson, noto analista del settore – “660 milioni di dollari persi da metà settembre e la spirale negativa contagia tutte le imprese e le società di servizi che ruotano attorno alle fabbriche”. Le vendite d’auto negli Stati Uniti sono scese costantemente negli ultimi tre anni. General Motors continua a essere leader del settore ma è passata ad occupare dal 26 al 16% del mercato. Oggi la parola d’ordine è flessibilità. Il piano di ristrutturazioni, chiusure e investimenti che ha innescato lo sciopero è la carta che il gigante dell’auto gioca sapendo che in ballo c’è la sopravvivenza dell’industria automobilistica americana. Per non fare la fine dell’elefante, inerme, in mezzo a una selva di strade e tanti moderni cavalli a motore.

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