Diecimila locali di voto sono aperti fino alle 21 in Israele per le legislative, che riconfermeranno Benyamin Netanyahu nel ruolo di primo ministro.
L'alleanza formata dal suo Likud e da Israel Beitenu del nazionalista Avigdor Lieberman dovrebbe conquistare 32-35 seggi su 120 alla Knesset e poi coalizzarsi con l'emergente Habayit Hayeudi, probabile terza forza dietro ai laburisti, e altre formazioni religiose.
In una campagna elettorale giudicata come una delle più noiose della storia del paese, le forze di centro e di sinistra si presentano divise. Nascerà così quasi certamente uno dei Governi più a destra che Israele ricordi, con colonizzazione e lotta all'atomico iraniana fra le priorità. Proprio il rifiuto di mettere fine agli insediamenti rischia però di isolare il paese in un prossimo futuro, sotto le pressioni europee e degli Stati Uniti per la ripresa del dialogo con i palestinesi. I rapporti personali fra Netanyahu e Barack Obama sono inoltre difficili. L'economia è invece relativamente in buona salute, anche se il deficit accumulato lo scorso anno (4,2% del PIL) obbligherà lo Stato ad una politica di austerità.
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