In Nigeria, soprattutto nella regione del Delta del Niger, da anni si cerca di ottenere giustizia per i gravi danni ambientali imputati alla multinazionale del petrolio Shell. Oleodotti deteriorati e atti di sabotaggio hanno contaminato acque, villaggi e ambienti un tempo noti per la loro biodiversità. È una vicenda che si trascina da decenni e che torna oggi al centro dell’attenzione dopo che la BBC è entrata in possesso di documenti confidenziali che potrebbero mettere Shell in una posizione molto difficile.
Shell è stata accusata più volte per l’inquinamento legato alle sue attività in Nigeria. Ma il processo previsto per il prossimo anno potrebbe avere implicazioni ben più serie, perché le viene richiesto un risarcimento di 12 miliardi di dollari. E, stando ai documenti confidenziali ottenuti dalla BBC, la posizione della multinazionale potrebbe risultare particolarmente delicata.
Nuovi elementi da documenti confidenziali
Email, rapporti interni e presentazioni destinate ai vertici dell’azienda mostrerebbero infatti che alcuni dirigenti avevano lanciato ripetuti allarmi sui rischi ambientali legati alle attività petrolifere in Nigeria. Avvertimenti che, sempre secondo la documentazione visionata dalla BBC, non sarebbero stati ascoltati. Il materiale suggerisce inoltre che la dirigenza fosse consapevole della gravità dell’inquinamento in corso: un elemento che finora non era mai emerso con tanta chiarezza.
Per anni Shell ha affermato che le perdite di petrolio non fossero da attribuire alle proprie infrastrutture - nelle quali, sostiene, ha investito ingenti risorse - ma ai furti e ai sabotaggi compiuti da bande criminali.
In Nigeria, però, il petrolio viene trasportato attraverso una vasta rete di oleodotti che collega i giacimenti agli impianti di lavorazione. Uno di questi è il Nembe Creek Trunk Line, lungo circa 100 chilometri e ceduto da Shell nel 2015 a una società nigeriana: un’infrastruttura che si snoda a cielo aperto tra isole, corsi d’acqua e decine di comunità locali.
La strategia difensiva di Shell è stata smantellata negli anni dai tribunali internazionali, e oggi questi nuovi documenti mostrano come in realtà avesse in chiaro la portata di un problema, che però, ha minimizzato.
Per le comunità locali, intanto, le perdite di petrolio sono state una realtà quotidiana: causate, sia dal deterioramento delle infrastrutture, sia dalle attività di gruppi che intercettano il greggio per alimentare raffinerie illegali con danni ambientali devastanti.
Ambiente: un impatto devastante
La portata dei danni è enorme e affonda le radici in decenni di attività petrolifere. Shell è presente in Nigeria dalla fine degli anni Cinquanta e, secondo le Nazioni Unite, si sono verificati oltre 7’000 sversamenti di petrolio, per un totale stimato di circa 13 milioni di barili dispersi nell’ambiente.
La foresta di mangrovie del Delta del Niger è stata ricoperta con tutta la sua biodiversità da una marea nera tossica. Le conseguenze non riguardano solo l’ambiente: la scomparsa delle mangrovie ha infatti privato molte comunità di una barriera naturale, rendendo i villaggi più vulnerabili all’alta marea.
ll Delta del Niger è oggi un territorio profondamente segnato dall’inquinamento e la popolazione aspetta questo nuovo processo in programma per il marzo del prossimo anno.








