Il 10 luglio 1976 era un sabato e a Seveso, alle 12:37, si guasta ed esplode un reattore della Icmesa, la “Industrie Chimiche Meda Società per Azioni”. Nell’aria si libera una nube tossica di TCDD, una diossina altamente pericolosa e cancerogena. Lo stabilimento chimico-farmaceutico è di proprietà della svizzera Givaudan-Roche, dista una trentina di chilometri dal Ticino. In un primo momento, però, non c’è emergenza, né comunicazione sulla gravità dell’incidente, che sia per la salute delle persone o per l’ambiente.
Solo dopo alcuni giorni, con i primi casi di intossicazione, scatta l’allarme: iniziano i ricoveri, le evacuazioni, l’abbattimento degli animali infetti e i divieti di accesso alle zone contaminate.
A cinquant’anni di distanza da quell’incidente, quali sono state le conseguenze del disastro di Seveso? Con Francesca Torrani ripercorriamo la storia di un evento che ha segnato profondamente la storia italiana.












