Poco dopo la pubblicazione di questo articolo le agenzie di stampa internazionali hanno diffuso la notizia che Russia e Stati Uniti continueranno con il dialogo militare ad alto livello. In particolare l’agenzia Axios riporta che i due Paesi sarebbero vicini a una proroga del trattato New Start. Ma la bozza dell’accordo, secondo fonti a conoscenza dei negoziati, necessita ancora dell’approvazione di entrambi i presidenti.
Dall’ottimismo condizionato del “Fidati, ma verifica” di Ronald Reagan al fatalismo attuale di Donald Trump: “Se scade, scade”. Alla mezzanotte tra il 4 e il 5 febbraio 2026 è scaduto il New START, l’ultimo trattato bilaterale ancora esistente tra Russia e USA per limitare le rispettive forze nucleari.
È la fine di un’epoca aperta e chiusa dalle citazioni dei due presidenti repubblicani: “Trust, but verify”, fu la frase feticcio - ripresa tra l’altro da un proverbio russo - con cui Reagan sigillò, l’8 dicembre 1987 a Washington, la firma dell’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty. Con l’INF Treaty le due superpotenze si accordavano per eliminare completamente un’intera classe di armi nucleari: i missili balistici e cruise terrestri con gittata tra 500 e 5’500 km. Con Reagan al tavolo sedeva il segretario del Partito comunista sovietico Mikhail Gorbaciov. Era l’inizio della fine della Guerra Fredda.

Scambio di penne tra Gorbaciov e Reagan, l'8 dicembre 1987 viene siglato il Trattato INF
Guterres: “Arriva nel momento peggiore”
Molto meno memorabile appare il commento con cui, lo scorso 8 gennaio in un’intervista al New York Times, Donald Trump ha banalizzato la cessazione del New START: “If it expires, it expires”, “Se scade, scade”, salvo aggiungere: “Faremo semplicemente un accordo migliore”. Di fatto però il trattato è morto, e come spesso accade ai funerali, dai protagonisti sono giunte parole di circostanza: “La validità dell’accordo termina. Lo consideriamo negativo ed esprimiamo il nostro rincrescimento”, ha detto Dmitri Peskov, il portavoce del presidente russo. Per il momento c’è solo una vaga promessa di tornare a parlarsi: “Mantenere il dialogo tra le forze armate è un fattore importante per la stabilità”, ha detto il Pentagono, annunciando che Stati Uniti e Russia hanno concordato di riprendere il dialogo militare ad alto livello.
Anche il vertice della NATO, seppure informalmente, si è espresso, sottolineando che “la moderazione e la responsabilità nel campo del nucleare sono essenziali alla sicurezza mondiale”. Da parte sua il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha invitato Stati Uniti e Russia a concordare rapidamente un nuovo trattato sul disarmo nucleare: “Questo smantellamento di decenni di progressi non potrebbe arrivare in un momento peggiore: il rischio di un uso nucleare è al livello più alto da decenni”, ha detto. Infine anche papa Leone XIV ha rotto il suo riserbo, invitando a “prevenire una nuova corsa agli armamenti”.
Un limite, per parte, di 1’550 testate schierate
Il New Strategic Arms Reduction Treaty (New START) è stato l’ultimo di una serie di trattati che hanno consentito la netta riduzione degli armamenti nucleari, che avevano raggiunto il massimo storico nel 1986 con circa 70’300 testate a livello globale (URSS e USA insieme ne detenevano oltre il 90%). Una “dieta” che ora si è fermata: la bilancia della paura segna 12’000 testate. Anche se per innescare un inverno nucleare sul pianeta, secondo studi scientifici, ne basterebbe qualche centinaio.
Il New START, firmato a Praga l’8 aprile 2010 dall’allora presidente Barack Obama e da Dmitri Medvedev, allora presidente russo durante la “pausa tattica” di Putin, è entrato in vigore nel 2011, dopo il via libera del Senato degli Stati Uniti. Aveva una durata di 10 anni, con un’opzione di proroga di cinque anni che Stati Uniti e Russia hanno sottoscritto nel febbraio 2021. L’accordo, nello specifico, limitava per ciascuno dei due Paesi a 1’550 il numero delle “testate nucleari strategiche schierate”. Il termine “schierate” indica che le testate non sono immagazzinate, ma montate su vettori come missili balistici intercontinentali, sottomarini e bombardieri strategici. In altre parole si tratta di armi nucleari immediatamente pronte all’uso.

Aprile 2010, Obama e Medvedev firmano il trattato New START al Castello di Praga
Il trattato introduceva anche il limite, per ciascuno, di 800 vettori strategici di lancio schierati o non schierati e non più di 700 missili balistici schierati, tra missili intercontinentali, missili lanciati da sottomarini e bombardieri.
Fin qui i numeri, perché la parte più importante del New START riguardava le estese misure di verifica e trasparenza sul rispetto del trattato. Erano previste, in particolare, 18 ispezioni in loco con breve preavviso presso le rispettive basi nucleari. La disgregazione dell’Unione Sovietica aveva in un certo senso facilitato il lavoro agli ispettori statunitensi, che dovevano occuparsi ora di 35 basi russe, rispetto alle 70 basi regolate dai precedenti trattati START. Con il trattato del 2011 veniva inoltre istituita una Commissione consultiva bilaterale (BCC), l’organo tecnico con cui Stati Uniti e Russia dovevano risolvere le questioni di applicazione dell’intesa, scambiarsi informazioni e affrontare eventuali dispute tecniche.
Anche il New START si ammala di Covid
È uno degli aspetti meno conosciuti della pandemia, ma è proprio quando il Covid-19 obbliga il mondo al lockdown che il New START entra in stato comatoso. Mosca e Washington decidono infatti, di comune accordo, di interrompere le ispezioni in loco e le riunioni del BCC.
Dopo il virus, il 24 febbraio 2022 è arrivata la mazzata decisiva con l’invasione russa dell’Ucraina. Nella seconda metà di quell’anno, gli Stati Uniti hanno cercato di far sì che entrambi i Paesi implementassero reciprocamente il New START nella sua interezza. La Russia ha respinto tali tentativi e, nel febbraio 2023, Putin ha annunciato la sospensione del New START, citando il sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina e altre azioni ostili dell’Occidente. In quell’occasione il presidente russo aveva però affermato che i limiti fissati dal trattato sarebbero stati da loro rispettati. Senza ispezioni e controlli reciproci nulla garantisce però che oggi i massimi di reciproco potere distruttivo non siano già stati superati da entrambe le parti.

Il clima è cambiato: agosto 2025 Putin e Trump hanno un breve incontro in Alaska
Nel frattempo, lo scorso settembre Putin ha proposto di estendere per un anno i limiti imposti alle testate previsti dall’accordo, ma il suo omologo Trump ha lasciato cadere l’offerta del russo: dopo aver detto, nell’ottobre 2025, che gli sembrava “una buona idea”, a gennaio, come detto, si è arroccato su un più fatalistico: “Se scade, scade”.
La Cina fa di testata sua
Visto dagli Stati Uniti, il disinteresse verso una proroga del New START rimanda però direttamente alla crescita della Cina come potenza nucleare. Pechino non aderisce al trattato e non ha mai sottoscritto un accordo per limitare le sue armi nucleari strategiche. Il Dipartimento della Difesa statunitense stima che oggi la Cina disponga di 600 testate nucleari (un numero quasi triplicato dal 2020) e possa arrivare a 1’000 entro il 2030.
Dopo la scadenza del New START il presidente Trump non si è ancora espresso, ma il capo della diplomazia statunitense, Marco Rubio, ha ricordato la volontà americana di includere la Cina in qualsiasi discussione. Pechino, però, anche questo giovedì si è chiamata fuori: “Le nostre capacità nucleari sono di tutt’altra portata rispetto a quelle degli Stati Uniti e della Russia e la Cina non prenderà parte ai negoziati in questa fase”, ha dichiarato il portavoce degli Affari esteri Lin Jian.
Intanto il tempo passa. Le lancette del Doomsday Clock, l’orologio dell’Apocalisse atomica, sono state aggiornate lo scorso 27 gennaio: ora mancano 85 secondi alla mezzanotte, un anno fa erano 89.

Armi nucleari: l'ONU chiede a USA e Russia di rinnovare l'accordo
Telegiornale 05.02.2026, 12:30

Sospensione New Start, la reazione dell'ICAN
Telegiornale 01.03.2023, 20:00




