La Commissione d'inchiesta dell'ONU sulle violazioni dei diritti umani in Siria ha identificato anche "individui in posizione di leadership" tra chi potrebbe essere responsabile dei gravi crimini di guerra compiuti nel paese.
Lo afferma la stessa commissione nel suo ultimo rapporto, presentato oggi a Ginevra da Carla del Ponte. La ticinese, membro della commissione, ha sottolineato che "è giunto il momento" per il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di chiedere l'entrata in azione della giustizia internazionale, ed in particolare della Corte penale internazionale, sulla questione.
"I ribelli si separino dagli estremisti"
La commissione sottolinea inoltre che l'opposizione armata in Siria deve separarsi dai combattenti stranieri e da "quegli elementi estremi che non rispettano il diritto internazionale e umanitario". Nel testo si può leggere che vi è stato "un chiaro inasprimento del conflitto armato" nel paese e la situazione "è aggravata da un crescente settarismo".
Estremamente preoccupante per la delegazione delle Nazioni Unite è inoltre "la radicalizzazione del conflitto", dovuta, in particolare, "dalla crescente presenza di combattenti stranieri".
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