Il recente viaggio di Donald Trump junior a Zurigo, dove giovedì ha partecipato a un evento organizzato dalla piattaforma di dialogo Davos Lodge, ha riacceso i riflettori sui legami tra la presidenza degli Stati Uniti e gli interessi economici della famiglia Trump. Il figlio maggiore del presidente ha incontrato imprenditori ed esponenti dell’alta finanza in un evento a porte chiuse, suscitando interrogativi sul confine tra ruolo politico e affari privati.
La Trump Organization e i conflitti d’interesse
La Trump Tower sede dell'Organization
Donald junior e il fratello Eric dirigono la Trump Organization, che raggruppa circa 500 imprese di proprietà del presidente. A differenza dei suoi predecessori, Donald Trump non ha ceduto la gestione dei suoi affari a un “blind trust” (fiduciario cieco), ma li ha affidati ai figli. “Le leggi statunitensi sono abbastanza rigide per i politici, ma c’è un’esenzione per il presidente e il vicepresidente”, spiega il giornalista e analista americano Andrew Spannaus, intervenuto a Modem della RSI. “Trump ha fatto in modo diverso, dando tutto in mano ai suoi figli insieme a dei consulenti”.
Donald Trump Jr. e Eric Trump
Il patrimonio del presidente è passato da 2 miliardi a 6 miliardi di dollari in 18 mesi, con investimenti concentrati su intelligenza artificiale e criptovalute. Secondo Vito Monte, gestore patrimoniale e analista del Centro Studi Monetari di Lugano, ospite della trasmissione, “lui sta traghettando il suo Paese attraverso questa grande rivoluzione dell’intelligenza artificiale”. Trump ha anche lanciato una propria criptovaluta.
La strategia dei dazi e l’inflazione
I dazi doganali rappresentano un pilastro della strategia economica di Trump. “Chi pagherà le spese dello Stato americano? Chi esporta negli Stati Uniti”, afferma Monte. La Svizzera dovrà affrontare dazi al 12,5%, l’Unione Europea al 10%. Tuttavia, questa politica si scontra con l’inflazione, salita al 3,8%, aggravata dalla crisi in Medio Oriente che ha fatto aumentare i prezzi del petrolio. L’evoluzione del costo dei carburanti è un aspetto che potrebbe costare caro a Trump, a novembre in occasione delle elezioni di metà mandato. Un appuntamento in cui il presidente dovrà vedersela anche con quella parte del suo Paese che lo critica per continuare a gestire in prima persona i suoi affari.
Il caso dell’insider trading

La famiglia Trump con il vice presidente JD Vance e consorte al Liberty Ball, uno degli eventi organizzati per l'elezione nel gennaio 2025
Diversi episodi hanno sollevato sospetti di manipolazione dei mercati. Trump ha scritto sul suo social Truth che era “un ottimo momento per comprare”, annunciando poi la sospensione dei dazi e facendo salire le borse. “È una abilissima regia per tenere le borse a un livello alto”, osserva l’analista del Centro Studi, sottolineando come questa strategia favorisca l’elettorato più anziano che ha investimenti in borsa.
La Svizzera nel mirino
La Svizzera attrae l’interesse dei Trump per le società di servizione che gestiscono patrimoni familiari (i cosiddetti family office) e le società attive nelle materie prime. “La Svizzera è vista come un paese con grandi patrimoni”, spiega Andrew Spannaus. “Non essendo nell’Unione Europea, è un Paese con cui si riesce ad avere un rapporto diretto”. Vito Monte aggiunge che Donald junior è probabilmente a Zurigo “per tessere rapporti che dovrebbero essere finalizzati a degli affari per la famiglia”.
Il Partito Democratico critica da tempo questa commistione tra politica ed economia, ma i Repubblicani hanno di fatto accettato la situazione. Come conclude il giornalista americano: “Per Trump non c’è un confine tra quello che è politica e quello che è economia. Tutto va insieme”.






