Centinaia di agenti antisommossa, facendo uso di gas lacrimogeni, hanno preso d’assalto domenica la sede del principale partito turco d’opposizione ad Ankara per sloggiarne i dirigenti, destituiti giovedì da una decisione giudiziaria.
Sostenitori del leader del Partito Popolare Repubblicano (CHP, socialdemocratico), Özgür Özel, bloccavano dalla mattina l’accesso all’edificio, rifiutando che il capo dell’opposizione turca cedesse le redini della formazione.
“Il Partito Popolare Repubblicano sarà d’ora in poi nelle strade o nelle piazze!”, ha dichiarato Özel, feroce oppositore del presidente Recep Tayyip Erdogan, lasciando sotto costrizione la sede del suo partito. “Marceremo verso il potere!”, ha promesso prima di imboccare a piedi verso il Parlamento, circondato dai suoi sostenitori.
Giovedì un tribunale della capitale aveva invalidato per irregolarità l’elezione di fine 2023 di Özel alla guida del CHP, ordinandone la sostituzione con il suo ex leader, Kemal Kiliçdaroglu, caduto in disgrazia in seno alla formazione e accusato di essere un traditore.
Sostenitori di Kiliçdaroglu hanno tentato domenica di forzare l’ingresso della sede del partito, prima che le autorità ordinassero alla polizia di intervenire.
Uscito vincitore a larga maggioranza dalle elezioni locali nel 2024, il CHP, il più vecchio partito politico della Turchia, è da allora sommerso da inchieste e arresti .L’anno scorso il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, la sua figura più popolare, è stato arrestato per “corruzione” e messo in detenzione il giorno stesso della sua designazione come candidato alla prossima elezione presidenziale, prevista nel 2028.
Denunciando “le manovre abusive impiegate dal governo Erdogan per neutralizzare il CHP”, l’ONG Human Rights Watch ha ritenuto che la destituzione della sua direzione “infligge un ultimo colpo profondamente dannoso allo Stato di diritto, alla democrazia e ai diritti umani in Turchia”.

Turchia: una sentenza che fa discutere
Telegiornale 22.05.2026, 20:00






