Mondo

Venezuela, dopo le macerie resta l’emergenza dell’acqua

La missione svizzera lavora nella zona più colpita dal terremoto: nei campi manca quasi tutto e un ospedale regionale è rimasto senz’acqua - La testimonianza alla RSI di Claudio Valsangiacomo

  • 54 minuti fa
  • 52 minuti fa
immagine
08:26

Continua il supporto al Venezuela due settimane dopo il sisma

SEIDISERA 08.07.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA-Sofia Stroppini/sdr/ATS 

“Adesso ci stiamo concentrando sulle decine di migliaia di persone che hanno perso la casa”. La voce di Claudio Valsangiacomo, a tratti piena di commozione, arriva da La Guaira, una delle zone più colpite dal terremoto che due settimane fa ha devastato il Venezuela. Professore alla SUPSI di Lugano, Valsangiacomo si trova nel Paese con la missione del Corpo svizzero di aiuto umanitario. Da lì racconta un’emergenza che, giorno dopo giorno, ha cambiato volto.

All’inizio c’erano le macerie. I palazzi crollati, gli edifici multipiano sventrati, la corsa contro il tempo per cercare superstiti. “La nostra catena di salvataggio è già tornata in Svizzera”, spiega Valsangiacomo. Negli ultimi giorni non sono più state trovate persone vive sotto i detriti, anche se le operazioni di ricerca non sono completamente concluse. “Non è da escludere”, precisa, “ma più passano i giorni, naturalmente, più diventa difficile”.

Manca tutto, soprattutto acqua potabile

Nei campi allestiti per accogliere gli sfollati vivono decine di migliaia di persone rimaste senza casa. Famiglie intere si trovano in condizioni precarie, spesso senza accesso a servizi essenziali. “Manca un po’ tutto”, racconta Valsangiacomo ai microfoni di SEIDISERA. In particolare manca l’acqua potabile, manca la possibilità di lavarsi, mancano docce e condizioni igieniche adeguate. È qui che si concentra in queste ore il lavoro della squadra svizzera.

Il Corpo svizzero di aiuto umanitario, si rammenta, è composto da diverse centinaia di persone: specialiste e specialisti pronti a intervenire in caso di catastrofi con competenze tecniche, logistiche, sanitarie e operative. Una squadra è attualmente sul posto in Venezuela. Dopo la fase del soccorso immediato, l’intervento si sta orientando verso la gestione dei bisogni più urgenti della popolazione: acqua, salute, igiene, sostegno agli ospedali.

Il problema dell’acqua è particolarmente grave. Nella regione colpita dal sisma la qualità dell’acqua, spiega Valsangiacomo, probabilmente non era ottimale già prima del terremoto. Ora la situazione è peggiorata perché diverse condotte dell’acquedotto si sono rotte e non ovunque arriva acqua sicura. “Abbiamo analizzato l’acqua e abbastanza sistematicamente presenta contaminanti fecali”, racconta. Per questo, prima di essere utilizzata, deve essere disinfettata. La potabilizzazione è quindi una delle attività centrali della missione svizzera, soprattutto nei campi per sfollati. Ma l’emergenza riguarda anche le strutture sanitarie. Un importante ospedale regionale è rimasto senz’acqua. L’elettricità, fortunatamente, è ancora disponibile, ma senza acqua diventa difficile garantire il funzionamento quotidiano dei reparti, l’igiene, la sicurezza dei pazienti e il lavoro del personale medico.

In quell’ospedale c’è anche un reparto di pediatria. Ed è proprio pensando ai bambini e alle madri che la Svizzera sta preparando un nuovo invio di aiuti. Il 13 luglio è previsto l’arrivo di un aereo della Confederazione con materiale medico destinato agli ospedali pediatrici come apparecchiature, medicinali e dispositivi per la cura di mamma e bambino.

Valsangiacomo ricorda in particolare una conversazione avuta con un abitante del posto. L’uomo stava dando informazioni sul terremoto, sull’acqua potabile, sull’elettricità. Un dialogo concreto, necessario, come tanti in una zona di crisi. Poi, al momento di salutarsi, ha aggiunto una frase che ha cambiato il peso di quell’incontro: aveva perso suo figlio di 21 anni.

“Vanno sbloccati i fondi congelati”

Intanto mercoledì il governo del Venezuela ha chiesto alla comunità internazionale di sbloccare i fondi statali congelati all’estero per finanziare la ricostruzione delle aree devastate dai terremoti del 24 giugno, che hanno causato almeno 3’600 morti.

L’appello - riferisce l’agenzia AFP - è stato lanciato dal ministro degli Esteri Yvan Gil Pinto nel corso di una riunione con rappresentanti delle Nazioni Unite e dei partner internazionali.

Secondo Caracas, in diversi Paesi restano congelati conti e fondi riconducibili allo Stato venezuelano a causa delle sanzioni internazionali, definite dal governo “illegali”. Le autorità sostengono che lo sblocco di queste risorse consentirebbe di accelerare il recupero delle infrastrutture e il sostegno alle comunità colpite dalla più grave catastrofe naturale che abbia interessato il Paese negli ultimi decenni.

immagine
00:53

Venezuela: quasi tremila morti

Telegiornale 05.07.2026, 20:00

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare