È iniziato ieri mattina lo sgombero della parte meridionale della giungla di Calais, un’immensa baraccopoli nel cuore dell’Europa che negli ultimi mesi è arrivata ad ospitare anche seimila migranti in attesa di raggiungere il Regno Unito.
La polizia francese si è presentata con duecento agenti e un convoglio di cinquantacinque blindati, ed è ricorsa anche ai gas lacrimogeni per fermare le proteste degli abitanti della giungla che, malgrado le condizioni precarie ed inumane in cui sono costretti a vivere, non vogliono abbandonare quel lembo di terra.
Tra di loro siriani, afghani, iracheni, eritrei, somali e sudanesi. Scappano da guerre e regimi dittatoriali, si sono lasciati dietro le macerie delle loro case, ma portano dentro il rumore delle bombe. Negli ultimi mesi si sono accampati nella giungla di Calais, tra fango e sporcizia, e tutte le sere provano ad attraversare il canale della Manica. Perché loro non demordono: vogliono andare in Inghilterra e costruirsi una nuova vita.
Le operazioni di sgombero sono state interrotte dalle proteste dei migranti
Una fortezza inespugnabile
Per arginare questo flusso migratorio Londra e Parigi non hanno badato a spese, costruendo una fortezza metallica di chilometri e chilometri, un filo spinato che raggiunge anche i sei metri di altezza e che si dirama intorno al porto e all’ingresso del tunnel della Manica. Imponente anche il dispiegamento sul territorio della gendarmeria francese che ogni sera respinge i migranti che cercano di saltare la rete di recinzione. Ecco allora che, l’ultima speranza dei profughi per portar a termine la loro missione, rimane legata ai tir che transitano per il porto commerciale: infilarsi di nascosto nel vano posteriore, e sperare di passare i controlli. Ad essere presi di mira, spesso, sono gli autoarticolati fermi nelle aree di servizio.
“Alcuni si aggrappano sotto i camion, ma una volta arrivati al porto i cani della polizia ne rilevano l’odore e li buttano fuori”, racconta Jorge, un’autista portoghese. “Ma anche se superano i controlli - aggiunge - non riescono a sopravvivere alla traversata perché la pressione gli perfora l’udito e arrivano dall’altra parte già morti”. Nel 2015 le vittime accertate sono state ventiquattro.
C’è terrore negli occhi degli autotrasportatori, sanno di essere sotto scacco. Ed alla sera, quando arrivano in questa area di servizio punto di crocevia tra Francia e Inghilterra, difficilmente riescono a chiudere occhio e a riposare un po’. La pioggia, il buio e il silenzio non celano la tensione per quello che potrebbe accadere ad ogni momento.
“Tutti i camionisti hanno paura della polizia”, afferma un autista greco che fa questo mestiere da oltre quindici anni, e più volte si è dovuto difendere da veri e propri assalti umani. Se nei camion vengono trovati clandestini a bordo, infatti, gli autotrasportatori rischiano ammende fra i tre mila e i cinque mila euro.
Romina Vinci





