Il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della socialità, Peter Gomm, intervistato domenica dalla NZZ, ha dichiarato che è assodata la crescita del turismo sociale tra comuni, in virtù del quale i beneficiari di aiuti si spostano nelle località che offrono di più, col rischio di metterli in gravi difficoltà.
Tali comuni, quindi, cercano di allontanare con vari mezzi queste persone, arrivando pure a chiedere ai proprietari d’immobili di non affittare nulla ai beneficiari di assistenza. Per arginare il fenomeno, Gomm chiede ai cantoni in particolare di applicare le direttive che di fatto stabiliscono lo stesso aiuto in tutti i comuni.
Tali normative, se rispettate, permettono di offrire uguali prestazioni sociali ovunque. Tuttavia, il federalismo elvetico dà ampie libertà e quindi non c’è un’unitaria definizione della povertà e degli standard dell’aiuto sociale. Secondo l’Ufficio federale di statistica, in Svizzera quasi 600'000 persone, ossia oltre il 7% della popolazione, vive sotto la soglia ufficiale di povertà e tra questi circa 250'000 beneficiano dell’assistenza pubblica.
Red. MM/ATS/RG/EnCa
RG 12.30 del 07.09.2014 Il servizio di Luca Beti
RSI Info 07.09.2014, 15:49
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