Alcuni richiedenti asilo, sei o sette, contribuiranno ai lavori di restauro di un muro a secco nell'area dell'ospizio del Gran San Bernardo. Sono stati formati e saranno seguiti da professionisti, come ha informato venerdì il priore José Mittaz.
La proposta d'integrare nell'opera di sistemazione i rifugiati è stata accolta con entusiasmo dai monaci. "Costruire insieme, pietra dopo pietra, un muro che non separa, ma unisce al di là delle frontiere è un bel simbolo", ha osservato il canonico.
Oltre a sostenere un sentiero che porta in Italia, l'opera protegge la condotta dell'acqua potabile che alimenta il complesso. A cantiere chiuso, per costi stimati a 1,6 milioni di franchi, si potrà dire concluso l'intero iter di risistemazione, avviato nel 2013 con una raccolta di fondi alla quale hanno finora contribuito più di 3'500 donatori -privati e pubblici, svizzeri e stranieri- e che si spera riesca a drenare 8 milioni.
ATS/dg






