Svizzera

"Carlos", si torna al reinserimento

Il giovane sarà nuovamente seguito individualmente, ma il programma sarà meno costoso di quello che aveva suscitato polemiche

  • 28.02.2014, 11:40
  • 4 maggio, 12:57
carlos e il suo allenatore thai boxe facebook.jpg
  • keystone

“Carlos”, il giovane delinquente la cui vicenda ha fatto molto discutere negli ultimi mesi nel canton Zurigo, tornerà ad essere seguito individualmente, come era il caso prima che scoppiasse la polemica sul costo di questo trattamento. Per una liberazione totale del 18enne è ancora presto: rappresenta ancora un pericolo potenziale.

Il nuovo programma di reinserimento sarà però diverso e soprattutto nettamente più a buon mercato del precedente, che lo stesso direttore del Dipartimento di giustizia Martin Graf aveva definito “una soluzione di lusso”. Costerà 19'000 franchi al mese invece di 29'000. "Carlos" vivrà in un semplice appartamento e sarà seguito da un'associazione specializzata.

Il giovane sarà tenuto a frequentare la scuola e a lavorare. Dovrà anche seguire una terapia. Potrà continuare a praticare la boxe thailandese, ma soltanto nel suo tempo libero. La novità annunciata oggi (venerdì) è la conseguenza della sentenza del Tribunale federale , che lunedì aveva ordinato il rilascio del ragazzo, constatando che la detenzione era stata ordinata solo in conseguenza della mediatizzazione del suo caso.

ATS/pon

Gallery audio - "Carlos", si torna al reinserimento

  • RG 12.30 Il servizio di Alessia Fontana

    RSI Info 28.02.2014, 13:20

Le reazioni

Il nuovo capitolo della vicenda “Carlos” non lascia indifferenti i partiti zurighesi. “È la prova che essere renitenti paga”, secondo Alfred Heer dell’UDC, secondo il quale la presa a carico individuale andava esclusa sin dall’inizio. Ora, ammette, è difficile trovare alternative. Il PPD accoglie positivamente la decisione, anche se “19’000 franchi sono ancora molti soldi” e la pratica della boxe thailandese non è la soluzione migliore per un giovane con un passato caratterizzato da aggressioni. I Verdi, infine, si schierano con il loro consigliere di Stato Martin Graf, il capo del Dipartimento di giustizia oggetto di critiche di destra e sinistra per come ha gestito il caso. “Non ha avuto potere decisionale ma solo di supervisione”, spiegano, e “ha sempre rispettato la separazione dei poteri”.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare