Far scorrere i secoli sullo schermo e osservare l’Europa trasformarsi sotto l’avanzata dei ghiacciai. Distese di ghiaccio che si espandono sul continente per millenni, trasportando enormi quantità di sedimenti e rocce, per poi ritirarsi nuovamente con il mutare delle condizioni climatiche.
È quanto permette il nuovo modello di evoluzione glaciale IGM (Instructed Glacier Model), sviluppato da un gruppo di glaciologi dell’Università di Losanna (UNIL) nell’ambito del progetto ICE, la prima simulazione di questo tipo capace di riprodurre con un livello di precisione così elevato.
Una precisione mai raggiunta finora
“In passato si riuscivano a realizzare modelli con una risoluzione di due chilometri, che è largamente insufficiente. Ora, grazie alle schede grafiche che sono all’origine dell’avvento dell’intelligenza artificiale, possiamo arrivare a 200 metri. Questo ci permette di riprodurre la complessità delle Alpi e del nostro paesaggio” spiega Guillaume Jouvet, professore all’Istituto di dinamica della superficie terrestre dell’UNIL, alla RTS.
L’intelligenza artificiale è al centro del modello di evoluzione glaciale IGM. I ricercatori del progetto ICE utilizzano infatti una rete neurale convoluzionale (CNN, Convolutional Neural Network), una categoria di IA specializzata nell’analisi di dati visivi e spaziali.
A differenza dei grandi modelli linguistici (LLM) resi popolari dai chatbot, le CNN sono progettate per riconoscere strutture e schemi complessi all’interno di immagini e dati geografici.
Nel modello IGM, la rete neurale è stata addestrata su simulazioni fisiche molto dettagliate del flusso glaciale. In questo modo ha imparato a riprodurre il comportamento del ghiaccio, consentendo simulazioni più rapide senza rinunciare alla precisione scientifica.
Il servizio del 19h30 (RTS, 19.07.2026)
I ricercatori losannesi sono andati oltre la semplice ricostruzione dell’estensione dei ghiacciai. “Abbiamo inserito milioni di particelle che ci consentono di quantificare il trasporto di sedimenti da parte dei ghiacciai in tutte le Alpi” spiega Tancrède Léger, ricercatore della facoltà di geoscienze e dell’ambiente dell’UNIL. “Questo approccio ci permette poi di stimarne l’origine, il tempo di trasporto e la traiettoria su tutto il territorio svizzero”.

La Pierre-à-Bot, nei boschi neocastellani
Il nuovo modello permette anche di spiegare il percorso compiuto da celebri massi erratici disseminati sul territorio svizzero. È il caso della Pierre-à-Bot, un grande blocco di granito che da secoli si trova in una foresta del canton Neuchâtel, su un terreno composto invece da rocce calcaree.
“Il granito si trova nelle grandi catene montuose, come i Pirenei o le Alpi. Ci si può quindi chiedere che cosa ci faccia questa roccia qui” osserva Thierry Malvesy, conservatore delle collezioni di scienze della Terra del Museo di storia naturale di Neuchâtel. “È una domanda che ha tormentato gli studiosi per secoli”.
Contestualizzare il cambiamento climatico
A suo tempo, il naturalista svizzero Louis Agassiz (1807-1873) aveva cercato di spiegare la presenza dei massi erratici. Nel 1837 presentò la sua “teoria glaciale”, secondo la quale vaste coltri di ghiaccio avevano ricoperto ampie regioni dell’Europa, modellando il territorio e trasportando rocce per grandi distanze.
Quasi due secoli dopo, le intuizioni di Agassiz possono essere visualizzate grazie a simulazioni di una precisione senza precedenti. Oltre a ricostruire l’evoluzione dei ghiacciai nel corso delle ere glaciali, il modello aiuta a comprendere meglio l’origine delle forme che caratterizzano oggi i paesaggi alpini.

Le prime nevicate coprono i crepacci del ghiacciaio del Clariden, nel canton Giura
Ma le applicazioni della ricerca non si limitano al passato. “L’aspetto importante è che questa modellizzazione ci permette di contestualizzare l’attuale cambiamento climatico nella lunga storia delle glaciazioni, che rappresenta il vero tempo dei ghiacciai” sottolinea Jouvet. “Quello che osserviamo è un’accelerazione dei fenomeni: il riscaldamento in corso avviene a una velocità del tutto inedita”.
Una tendenza che preoccupa gli scienziati. Se l’aumento delle temperature dovesse proseguire ai ritmi attuali, entro la fine del secolo i ghiacciai delle Alpi potrebbero infatti scomparire quasi completamente.









