I costumi da bagno lunghi sono nuovamente autorizzati nelle piscine ginevrine. La giustizia cantonale ha infatti accordato l’effetto sospensivo a un ricorso presentato dal Coordinamento per bagni inclusivi. Questa decisione significa che il divieto è temporaneamente revocato in attesa di una sentenza nel merito.
Dal 30 maggio i costumi coprenti erano stati banditi dalle vasche in seguito all’entrata in vigore di una nuova legge sulle piscine e i bagni (LBains). Questa legge, adottata dal Gran Consiglio in marzo, aveva suscitato una vivace polemica. Inizialmente concepita per vietare il burkini, la sua formulazione finale vietava più in generale i costumi lunghi, comprese le tenute anti-UV raccomandate per la protezione solare.
Nella sua decisione, la Camera costituzionale della Corte ginevrina di giustizia prende in considerazione l’insieme dell’argomentazione dei ricorrenti: la libertà religiosa, ma anche le ragioni di salute, di pudore o di semplice scelta personale. I giudici ritengono che “l’esclusione di tutte queste persone dai luoghi di balneazione pubblici potrebbe, se del caso, costituire un danno difficilmente riparabile, tanto più in periodo estivo, essendo i luoghi di balneazione pubblici luoghi di socializzazione e di refrigerio importanti per la popolazione”.
“Una bella vittoria di tappa”
“Siamo molto contenti e contente di questa decisione che permette effettivamente di salvare l’estate delle persone che a Ginevra affrontano le diverse ondate di caldo”, ha reagito al microfono della RTS Meriam Mastour, promotrice del Coordinamento per bagni inclusivi, che comprende in particolare il collettivo dello Sciopero femminista e i Foulards violets.
Per questa giurista esperta di inclusione, la sospensione temporanea di questa legge è di buon auspicio. “La Corte ha ritenuto che i nostri argomenti fossero abbastanza solidi per accordare l’effetto sospensivo”, sottolinea. Ma ha definito anche la decisione “un immenso sollievo e una bella vittoria di tappa”.
La battaglia giuridica non è comunque terminata, la Camera costituzionale sospende unicamente la legge il tempo di pronunciarsi nel merito. Non è il solo ricorso che attacca questo divieto dei costumi coprenti: cinque comuni (Vernier, Carouge, Lancy, Meyrin e la Città di Ginevra) hanno anch’essi impugnato questa legge, vedendovi un attacco alla loro autonomia.
Dalla trasmissione Forum di RTS delle 18.00 del 21.07.26





