Una petizione sottoscritta da oltre 3’200 cittadini è stata consegnata martedì al Gran Consiglio ginevrino con la richiesta di vietare i cordoni di contenimento utilizzati dalla polizia durante le manifestazioni. L’iniziativa segue quanto avvenuto il 14 giugno in occasione della protesta anti-G7, quando diverse centinaia di persone furono circondate e trattenute dalle forze dell’ordine per diverse ore.
Nel testo promosso dal Coordinamento ginevrino per il diritto a manifestare (CGDM), i firmatari sostengono che questa pratica debba essere “abbandonata definitivamente”. La critica riguarda in particolare le condizioni in cui i manifestanti sarebbero stati trattenuti: secondo il collettivo, le persone coinvolte sono rimaste bloccate per circa dieci ore, diverse delle quali senza accesso all’acqua. Inoltre, non sarebbe stato loro fornito né cibo né la possibilità di utilizzare i servizi igienici.
Ginevra: fino a 200 persone bloccate da un accerchiamento di polizia (immagini RTS)
RSI Info 15.06.2026, 09:38
Il CGDM definisce l’operazione una “punizione collettiva”, affermando che le persone interessate non avrebbero ricevuto spiegazioni sulle ragioni del provvedimento. Durante la manifestazione del 14 giugno, centinaia di black bloc avevano provocato danneggiamenti. Al termine del corteo avevano bruciato i loro abiti neri e si erano mischiati tra i manifestanti.
Il collettivo ricorda che la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato diversi Paesi, tra cui la Svizzera, per l’uso dei cordoni di contenimento. Secondo l’associazione, la popolazione teme ormai “repressioni da parte della polizia” quando esercita il proprio diritto di manifestare.
All’inizio di luglio la polizia aveva dichiarato di aver adottato “una risposta graduale” di fronte alle violenze dei teppisti. Aveva parlato di “dispositivo di contenimento” e garantito di aver controllato innanzitutto le persone considerate vulnerabili.








