Svizzera

Fedpol, una task force contro le bande criminali giovanili

Dopo l’ondata di rapine nelle armerie, il caso di Camorino accende i riflettori su un fenomeno che preoccupa gli inquirenti: giovani reclutati via social e armi che finiscono alla criminalità organizzata

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Negozi d'armi nel mirino

Il Quotidiano 25.06.2026, 19:00

Di: SEIDISERA - John Robbiani - Il Quotidiano - Barbara Botti / Spi 

Il caso di furto con scasso in un’armeria di Camorino, avvenuto nella notte di sabato, e che ha portato all’arresto di un 19enne cittadino algerino e tre francesi di 17, 22 e 25 anni, sta facendo preoccupare gli inquirenti di tutta la Svizzera.

L’anno scorso si è infatti verificata una prima ondata di rapine nei negozi di armi e, negli scorsi giorni, ne è avvenuta un’altra. Si tratta di giovani reclutati, probabilmente, attraverso i social in Francia. Questi, nell’ultimo periodo, hanno preso di mira un’armeria in Vallese e - per la prima volta - una in Ticino. La questione è percepita come un’urgenza e la Polizia federale (Fedpol) ha deciso di costituire una task force speciale, perché queste bande, tra furti tentati e riusciti, sono responsabili di più di 150 colpi in Svizzera. In dicembre un’inchiesta franco-svizzera aveva addirittura smantellato una rete responsabile di 12 colpi.

SEIDISERA ha intervistato Marina Repesa, portavoce di Fedpol, per parlare di questo fenomeno, ormai diffuso su tutto il territorio elvetico.

“Soprattutto la Svizzera occidentale è al centro, da tempo, delle bande criminali francesi”, esordisce Marina Repesa. “L’attenzione si è poi spostata nella Svizzera nord-orientale. Ora è toccato al Ticino”, perciò tutte le regioni e i cantoni sono a rischio.

Ad oggi si può parlare, quindi, di un’ondata di furti, in quanto questi sono effettivamente aumentati, nei negozi di armi così come nei garage di auto di lusso. “Le bande criminali si stanno perciò espandendo sempre di più in Svizzera”. Anche i tentati furti, quindi quelli falliti, stanno aumentando. Questo, spiega la portavoce di Fedpol, accade principalmente per due ragioni: il modo dilettantesco di agire delle bande e la nuova ordinanza che impone ai negozi di armi di aumentare le misure di sicurezza interne.

Gli arresti di Camorino

A Camorino i ragazzi erano quattro, tutti tra i 17 e i 25 anni, sono stati arrestati dopo un tentativo di fuga in auto. In questa occasione sembra che i giovani criminali abbiano colpito il magazzino sbagliato.

Stando a informazioni raccolte dalla RSI possiamo dire che - visto che si trattava di un fenomeno già emerso a livello nazionale - gli inquirenti ticinesi avessero già attivato un monitoraggio e sensibilizzato i negozi di armi dei pericoli. Questo anche in considerazione di un’ordinanza federale che, entro fine anno, imporrà in modo definitivo ai negozi di armi più misure di sicurezza.

Almeno 300 “soldati” reclutati soprattutto in Francia

Solo per i reati compiuti in Svizzera, si parla di 300 giovani, chiamati soldati, reclutati in Francia o in altri Paesi europei su social media come Snapchat e TikTok e a cui viene offerto del denaro. “A volte non si rendono conto che con i loro reati si stanno per infilare nel mondo della criminalità organizzata”, afferma Repesa, ma “se loro a volte si comportano da dilettanti, non si può dire lo stesso di chi li recluta. Lì, al contrario, notiamo reti ben organizzate e ben strutturate”.

Che fine fanno le armi che vengono rubate? “Senza entrare nei casi specifici, posso dire, per esempio, che abbiamo visto armi rubate in Svizzera rispuntare in scontri tra bande rivali a Marsiglia”. Per la criminalità francese le armi sono molto interessanti, in quanto queste possono essere riutilizzate dagli stessi gruppi transalpini oppure possono essere rivendute.

Da maggio in Svizzera, come scritto, è stata creata una task force per contrastare il fenomeno. “È guidata dalla polizia cantonale di Zurigo e conta diversi altri corpi di polizia: San Gallo, Berna e Neuchâtel per esempio”. L’obiettivo? Creare una fotografia della situazione in Svizzera sia per fermare i “soldati” attivi sul territorio elvetico, sia per risalire ai mandanti. “Lo scambio con i Cantoni funziona bene, perché è un problema comune e anche perché si è visto come i reclutamenti non avvengano solo in Francia, ma anche in Svizzera”.

Il Ticino non è presente nella task force, “ma non significa che non ci sia una collaborazione stretta. Soprattutto visto che ora anche il nostro cantone stato colpito da un caso”.

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Preoccupano i furti nelle armerie

SEIDISERA 25.06.2026, 18:00

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