Svizzera

Flotta svizzera, cambiano le regole

Una modifica d’ordinanza entrerà in vigore a luglio e aprirà le porte a molti armatori, potenzialmente interessati a issare sulle navi da loro gestite la nostra bandiera

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Foto d'archivio: la nave Celerina, battente bandiera svizzera, in Brasile
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La flotta mercantile svizzera: la volontà di rilancio

SEIDISERA 10.06.2026, 18:00

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Di: SEIDISERA - Gian Paolo Driussi / M. Ang. 

La Svizzera - pur non avendo il mare - ha una flotta mercantile. Anni di crisi l’hanno tuttavia ridimensionata e oggi il Consiglio federale la vuole rilanciare. Si tratta di una nuova strategia a beneficio dell’economia che passa dall’allentamento dei criteri per battere bandiera svizzera in mare.

Fine dei sostegni federali

Il Parlamento ha concluso martedì la revisione della legge sull’approvvigionamento economico, con la quale è stata messa la parola fine al sostegno federale per le navi d’alto mare che battono bandiera svizzera. E questo è il primo punto, che richiama subito anche il secondo, perché la fine di questo sostegno, sotto forma di fideiussioni, è accompagnata appunto da una nuova strategia, la cui pietra miliare è stata posta a fine maggio dal governo. È una modifica d’ordinanza che entrerà in vigore il primo luglio e che aprirà le porte a molti armatori potenzialmente interessati a issare sulle navi da loro gestite la nostra bandiera.

Da flotta “più singolare al mondo” a una decina di mercantili

Fino a qualche anno fa quella svizzera veniva chiamata la flotta più singolare al mondo, la più grande a disposizione di un Paese senza sbocco sul mare. Il sostegno politico era nato nel 1941 sulla base di un patto con l’economia privata, garanzie finanziarie e in cambio di flessibilità delle rotte in caso di crisi d’approvvigionamento. Verso il 2010 il settore stesso finì in crisi, con la conseguente svendita di diverse navi e quindi con ingenti perdite per la Confederazione. Era stata stimata un’esposizione complessiva di 800 milioni di franchi. È da quel contesto che è nata la nuova strategia per un rilancio della flotta che, nel frattempo, si è ridotta dai 50 mercantili iniziali alla decina attuale.

La nuova strategia

Si passa dunque da una strategia che puntava ad assicurare l’approvvigionamento del Paese a un’altra, quella odierna, che è orientata alla competitività economica.

Nel nostro Paese operano oltre 50 armatori che controllano un migliaio di navi. Per poter battere bandiera rossocrociata occorre però che sia la proprietà sia l’armatore (quindi la persona o la società che gestisce il mercantile) siano svizzeri. Con la modifica apportata sarà possibile registrare nel naviglio svizzero anche mercantili di proprietà straniera (e questo è già stato deciso per ordinanza, appunto). A livello di legge si sta poi rielaborando l’insieme dei requisiti necessari, ma la grande domanda che sorge è: cosa resterà di svizzero battendo bandiera svizzera? La risposta è: un simbolo che richiama agli atout della Svizzera in termini di affidabilità, servizi e innovazione, con nuovi modelli commerciali a disposizione degli armatori. In termini economici va infine aggiunto che l’operazione ha indubbi vantaggi per le casse statali, dato che l’iscrizione al registro svizzero comporta un corrispondente gettito fiscale e fra i cantoni che potrebbero beneficiarne di più c’è il Ticino.

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Intervista ad un armatore attivo in Svizzera

SEIDISERA 10.06.2026, 18:00

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Dunque sarà più facile far battere bandiera elvetica alle navi. Cosa che interessa agli armatori, ha spiegato alla trasmissione radiofonica della RSI Vincenzo Romeo, armatore e amministratore della Nova Marine Carriers, con sede a Lugano. “È già un primo passo per ravvivare il business delle navi mercantili in Svizzera. Il beneficio per l’economia svizzera non va visto solo dal punto di vista fiscale, ma va visto anche in termini di indotto, perché la Svizzera è sinonimo (e io ne sono testimone) di grande stabilità, di una burocrazia chiara e facile da interpretare, con cui è facile avere a che fare, una cosa che gli armatori apprezzano molto. L’indotto porterebbe anche benefici dal punto di vista delle strutture che verrebbero create in Svizzera”.

Stabilità, poca burocrazia... basta questo per far decidere a qualcuno di portare le proprie navi sotto bandiera elvetica?

“Non è la poca burocrazia ma la burocrazia chiara, perché ci sono Paesi che hanno poca burocrazia ma comunque è difficile interfacciarsi. Io sono 22 anni che vivo in Svizzera e la mia azienda ha il quartier generale a Lugano ed è una burocrazia con cui è facile interfacciarsi, trovare soluzioni e spiegare le problematiche che un’azienda come la nostra può avere. La difficoltà degli armatori è che non hanno uno stabilimento fisso in un Paese, ma le nostre navi girano il mondo. Quindi abbiamo bisogno di flessibilità, abbiamo bisogno di avere il rapporto con il nostro Stato di bandiera in qualsiasi parte del mondo si trovino le nostre navi. Un punto forte della Svizzera è la rete di ambasciate che abbiamo in giro per il mondo”.

La Nova Marine Carriers, la sua azienda, ha circa 70/80 navi, nessuna batte bandiera svizzera. Sarebbe pronto a portare qualche nave sotto bandiera elvetica?

“Questo, come dicevo, è il primo passo. Questo primo passo va integrato con una riforma che in tanti Paesi è definita Tonnage Tax, un’imposta forfettaria applicata alle navi. L’Italia, ad esempio, ha una Tonnage Tax perché le navi non sono impiegate solo su traffici italiani ma girano tutto il mondo, quindi c’è questo concetto che lo Stato di bandiera dove è registrata la nave applica un’imposta forfettaria in quanto l’utile o il presunto utile non è prodotto nello Stato in cui è imbandierata la nave”.

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