Inchiesta

La scia del petrolio iraniano verso la Svizzera

Diverse società svizzere sono accusate di gestire una flotta ombra di petroliere e di finanziare i Guardiani della rivoluzione iraniani

  • Oggi, 05:51
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I proventi della vendita del petrolio, aggirando le sanzioni, finirebbero nelle casse dei Pasdaran

I proventi della vendita del petrolio, aggirando le sanzioni, finirebbero nelle casse dei Pasdaran

  • Keystone
Di: Res Gehriger (SRF), articolo originale - sf, adattamento in italiano

La Fractal Shipping SA ha assunto nel 2022 la gestione di una flotta di circa 30 vecchie petroliere. La società trasportava petrolio russo. Con l’inasprimento delle sanzioni occidentali contro la Russia, il CEO di Fractal, Mathieu Philippe, ha fondato una filiale a Dubai.

Da luglio 2025 Philippe, insieme alle sue società con sede a Dubai e Ginevra, figura nella lista delle sanzioni statunitensi. Secondo Washington, l’imprenditore e le sue aziende farebbero parte di una rete iraniana.

A capo di questa rete ci sarebbe Hossein Shamkhani, figlio di Ali Shamkhani, consigliere della Guida suprema iraniana Ayatollah Ali Khamenei, entrambi uccisi dai bombardamenti condotti da Israele e dagli Stati Uniti.

Secondo le autorità statunitensi, Hossein Shamkhani dirige una rete di società che fornisce petrolio iraniano a Cina e India aggirando le sanzioni e i cui proventi finirebbero nelle casse dei Pasdaran.

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Anche il Cremlino sarebbe coinvolto: sempre secondo Washington, Shamkhani fornirebbe alla Russia missili e droni iraniani, ricevendo in cambio petrolio. Questo greggio verrebbe poi ritirato nei porti russi da petroliere della cosiddetta flotta ombra. Tra queste figurerebbero anche navi riconducibili alle società di Philippe, stando al Dipartimento del tesoro statunitense.

Fatturato annuo oltre il miliardo di dollari

Philippe non ha risposto alle sollecitazioni della SRF. La sua società ginevrina Fractal Shipping SA ha cambiato nome alla fine del 2024 in Progwin Shipping SA. Sul proprio sito, ancora nel 2025, l’azienda indicava un fatturato annuo superiore al miliardo di dollari.

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La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) non si è espressa sul caso né sulla questione di un’eventuale violazione delle sanzioni svizzere.

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Gli Stati Uniti hanno imposto ad aprile nuove sanzioni contro la rete di società riconducibili a Shamkhani. Oltre alle aziende attive nei trasferimenti di petrolio, il gruppo disporrebbe anche di imprese incaricate di reinvestire i profitti.

Una pista conduce a Zugo: la Ocean Leonid Investments AG, con sede nel cantone, è stata fondata da un partner commerciale di Hossein Shamkhani, l’iraniano Mahdiyar Zare Mojtahedi. Nel registro di commercio, quest’ultimo risulta cittadino dell’isola caraibica di Dominica.

Iraniano con passaporto caraibico

Ocean Leonid Investments è un hedge fund che operava in investimenti ad alto rischio nel settore delle materie prime. La società è attualmente in liquidazione. Il Dipartimento del tesoro statunitense ha inserito l’azienda svizzera nella lista delle sanzioni già a luglio, sostenendo che avrebbe investito i proventi delle attività petrolifere legate a Shamkhani.

Da allora tutti i membri del consiglio di amministrazione hanno lasciato la società. Ocean Leonid Investments disponeva anche di uffici a Londra e Dubai, chiusi dalle autorità alla fine del 2024.

La rete di Shamkhani è ancora attiva

Mentre alcune società legate a Shamkhani sono state smascherate, altre continuano a emergere: la procura statunitense sta attualmente portando avanti un procedimento di confisca contro la Wellbred Group, con sede a Singapore, sospettata di essere coinvolta nella rete.

Il gruppo dispone anche di una filiale a Ginevra, la Wellbred Trading SA. Secondo documenti giudiziari statunitensi, a gennaio 7,6 milioni di dollari sono stati trasferiti da un conto svizzero di Wellbred verso Singapore passando dagli Stati Uniti, in violazione delle sanzioni americane contro l’Iran. Il CEO di Wellbred Trading SA non ha risposto alle domande di SRF.

Accuse di riciclaggio e finanziamento del terrorismo

Un’altra pista della rete iraniana porta a Zurigo. La MBaer Merchant Bank è chiusa per ordine delle autorità da febbraio. Mike Bär, pronipote di Julius Bär, aveva fondato l’istituto nel 2018. Secondo l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA), MBaer avrebbe violato in modo grave le norme contro il riciclaggio di denaro. Il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto un’inchiesta.

Stando al Dipartimento del tesoro statunitense, MBaer avrebbe effettuato operazioni di riciclaggio per conto dei Pasdaran iraniani e della loro unità Quds, contribuendo anche al finanziamento del terrorismo. In questo contesto sarebbero stati trasferiti oltre 60 milioni di dollari, secondo quanto riferito dalla Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN), che menziona anche transazioni legate alla flotta ombra iraniana.

Mike Bär respinge le accuse

Mike Bär respinge le accuse legate all’Iran. In una presa di posizione inviata a SRF si legge: “Le accuse contenute nel rapporto di FinCEN si riferiscono a situazioni in cui, al momento delle transazioni, non vi era alcun indizio di collegamenti con l’Iran, con organizzazioni sanzionate o con attività terroristiche. Le accuse di FinCEN sono infondate e vengono respinte con fermezza”.

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