Svizzera

Manifestazione anti-G7, giovane picchiato dalla polizia: “Pensavo di morire”

Un’inchiesta di RTS ricostruisce il fermo di un uomo durante la protesta di domenica a Ginevra. Le forze dell’ordine confermano il coinvolgimento di agenti in borghese

  • Un'ora fa
Uno screenshot tratto da un video dell'accaduto

Uno screenshot tratto da un video dell'accaduto

  • Fast Check / RTS
Di: RTS - Léo Tarazi / Hélène Joaquim / Tieffe 

“Pensavo di morire”. Sono queste le parole con cui un giovane uomo ha descritto la sua esperienza durante la manifestazione di domenica scorsa (14 giugno) “No G7” a Ginevra, quando alcuni agenti di polizia in borghese l’hanno fermato violentemente, immobilizzato e percosso con dei manganelli.

I fatti della serata sono emersi mercoledì da un’inchiesta di RTS, che è riuscita a ottenere la testimonianza di Alexandre, il giovane fermato dalla polizia, e di Julia (entrambi nomi di fantasia). Diversi video, insieme alle dichiarazioni dei residenti locali, hanno contribuito a ricostruire la sequenza degli eventi.

La ricostruzione dei fatti

Secondo quanto raccolto da RTS, attorno alla mezzanotte di domenica Alexandre decide di portare acqua e cibo ad alcuni amici intrappolati nel cordone di polizia ancora presente vicino al Quai Wilson. Resosi però conto che non sarebbe stato possibile, torna indietro verso il quartiere Pâquis.

È in quel momento che Alexandre riceve un primo colpo di manganello “a sorpresa” da un uomo in abiti civili e con il volto mascherato. Si allontana e avverte due persone in strada, tra cui Julia.

Subito dopo, diverse persone mascherate, alcune delle quali armate di manganelli, corrono verso di loro. Julia cerca di scappare in bicicletta, ma uno degli uomini le urta la ruota. Lei cade violentemente. Ferita e con la bicicletta inutilizzabile, si allontana a piedi. 

Nel frattempo, Alexandre viene catturato, schiacciato contro un muro e bersagliato da una raffica di colpi. Queste immagini, filmate da un balcone, sono state pubblicate su Instagram e hanno fatto il giro del web.

Alla fine, Alexandre riesce a liberarsi e tenta la fuga. Mentre torna indietro lungo Rue Jean-Charles Amat, viene però nuovamente raggiunto, placcato a terra e immobilizzato violentemente. “Non riuscivo più a respirare, continuavo a urlare. Pensavo che mi avrebbero ucciso”, spiega il giovane.

Alexandre rimane immobilizzato per diversi minuti, durante i quali chiede ripetutamente ai suoi aggressori di identificarsi. È in quel momento che un membro del gruppo si identifica come agente di polizia.

Il giovane viene poi ammanettato e portato al riparo di un edificio, dove gli agenti di polizia verificano la sua identità, gli scattano una foto e gli perquisiscono la borsa. Al termine del controllo, Alexandre viene rilasciato. 

Un’unità in borghese

In seguito all’accaduto, Alexandre ha riportato numerose contusioni e lesioni al viso, oltre a un trauma cranico. Anche le lesioni di Julia sono state documentate, a testimonianza della violenza della caduta. Entrambi hanno sporto denuncia e la divisione affari interni, l’IGS (Inspection Générale des Services), ha preso in carico il caso.

Contattata da RTS, la polizia ha confermato che in quel luogo e in quel momento è avvenuto un arresto che ha coinvolto un’unità “in borghese” e ha indicato che è in corso un’indagine. 

I residenti dell’edificio da cui è stato girato il video hanno riferito di aver ricevuto la visita di alcuni agenti di polizia martedì mattina, i quali hanno posto loro domande sulla loro presenza alla manifestazione “No G7” del 14 giugno, nonché sugli eventi della sera precedente.

Quali sono le regole per l’intervento degli agenti in borghese?

Contattato in merito alla questione, il portavoce della polizia di Ginevra ha spiegato che, secondo l’articolo 46 della legge sulla polizia (LPol), “il personale in borghese si legittima e si identifica mediante un tesserino di riconoscimento della polizia”.

Ha inoltre spiegato che durante un’operazione “discreta o urgente (...) la presentazione della carta può essere rimandata fino a quando le circostanze lo consentono”.

L’agente di polizia “deve essere in grado di indicare i motivi del suddetto controllo”, ma può rispondere con una “spiegazione generica come: controllo dell’identità nell’ambito di un’indagine (...)“.

In questo caso, secondo i testimoni consultati da RTS, tale documento di identità non è stato fornito quando richiesto. La polizia non ha rilasciato ulteriori commenti sull’accaduto, spiegando che le verifiche e le analisi sono in corso.

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Corteo anti-G7 a Ginevra, scontri tra manifestanti e polizia

Telegiornale 14.06.2026, 20:00

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