Svizzera

Gli agricoltori svizzeri divisi sull’iniziativa UDC contro l’immigrazione

“No a una Svizzera da 10 milioni”: l’Unione svizzera dei contadini lascia libertà di voto

  • 34 minuti fa
Immagine d'archivio: lavoratori stranieri nei campi svizzeri

Immagine d'archivio: lavoratori stranieri nei campi svizzeri

  • Keystone
Di: ATS/ludoC 

L’Unione svizzera dei contadini (USC) ha deciso di lasciare libertà di voto sull’iniziativa dell’UDC “No a una Svizzera da 10 milioni”, sulla quale i cittadini svizzeri si esprimeranno il 14 giugno. Una scelta che riflette una spaccatura reale nel mondo agricolo, tradizionalmente vicino ai democentristi.

A spiegare la posizione dell’associazione è Daniel Blättler dell’USC: le “diverse valutazioni del settore agricolo e le diverse posizioni delle varie regioni della Svizzera” hanno portato la maggioranza della Camera Svizzera dell’agricoltura — parlamento e organo direttivo dei contadini — a rinunciare a qualsiasi raccomandazione. Prendere posizione in un senso o nell’altro, ammette Blättler, avrebbe potuto provocare una “spaccatura” interna. Meglio dunque “concentrarsi sulle attività principali”.

Le ragioni di chi è favorevole all’iniziativa riguardano soprattutto la protezione del suolo agricolo. L’USC riconosce che la crescita demografica genera una domanda crescente di spazio per abitare, lavorare e realizzare infrastrutture, con ricadute dirette su terreni coltivabili già fortemente ridotti. A questo si aggiunge un calo costante del grado di autosufficienza alimentare e una dipendenza sempre maggiore dall’estero.

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Dibattito sulle due votazioni federali

Democrazia diretta 27.05.2026, 20:45

Su questa linea si sono schierate alcune tra le più grandi associazioni cantonali affiliate all’USC: quelle di Berna, Zurigo, San Gallo, Turgovia e Sciaffusa hanno tutte raccomandato il “sì”. Per i contadini bernesi — la federazione più numerosa — l’iniziativa “lancia un segnale importante” perché tiene conto della crescita demografica e delle sue conseguenze sulla pianificazione territoriale e sulla protezione delle superfici di rotazione delle colture. I contadini zurighesi sottolineano come il loro cantone cresca a un ritmo superiore alla media nazionale, con zone come la Furttal o il Weinland sotto forte pressione edificatoria, e un tasso di utilizzo delle zone edificabili che raggiunge già oggi il 97,7%.

Dall’altra parte della bilancia c’è però una dipendenza strutturale dai lavoratori stranieri. Nelle aziende agricole svizzere lavorano oltre 50’000 persone esterne ai nuclei familiari che gestiscono le aziende: circa il 70% proviene dall’area UE. Una denuncia dell’accordo sulla libera circolazione delle persone in caso di approvazione dell’iniziativa metterebbe a rischio questo bacino di manodopera.

La fragilità di questo equilibrio è emersa con chiarezza durante la pandemia di coronavirus, quando la mancanza di lavoratori stranieri ha reso impossibile garantire manodopera qualificata a sufficienza per i raccolti, ricorda Edgar Kupper, portavoce dei contadini solettesi, la cui associazione — come quella argoviese — ha anch’essa optato per la libertà di voto. Per Kupper, “le questioni strettamente agricole hanno la precedenza sugli interessi di partito”.

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