Oltre quattro anni dopo l’inizio della guerra in Ucraina, le centrali nucleari svizzere rimangono ampiamente dipendenti dalla Russia. Secondo Greenpeace, sostituire l’uranio russo con quello kazako non è infatti sufficiente per garantire l’approvvigionamento.
Axpo, fornitore d’elettricità argoviese, ha annunciato una collaborazione con Kazatomprom, la principale azienda kazaka di commercio d’uranio, con l’obiettivo di interrompere i legami con la Russia lungo tutta la catena di approvvigionamento. Axpo si rifornisce unicamente di uranio russo per i due reattori della centrale di Beznau (AG) e per circa il 50% per quello di Leibstadt (AG).
Nonostante il cambio del luogo d’estrazione, sostiene Greenpeace, la società russa Rosatom rimane indispensabile per il processo. L’uranio estratto in Kazakistan viene infatti trasportato in Russia, precisamente a San Pietroburgo, dove viene caricato su navi dirette verso i porti europei.
Un’alternativa potrebbe essere rappresentata dalla Rotta internazionale di trasporto transcaspiana (attraverso Cina, Kazakistan, Azerbaigian, Georgia e Turchia), che presenta però lacune logistiche ed è soggetta a importanti rischi geopolitici.
Inoltre, l’uranio risulta impossibile da tracciare integralmente, in quanto intercambiabile e mescolato tra elementi di diversa provenienza durante il processo di arricchimento. In aggiunta, il volume di materia passato dalla Russia rende quest’ultima inevitabile per la filiera.
Come riferito da Greenpeace, questa dipendenza spiega anche il motivo per cui nessuna nazione ha ancora adottato sanzioni verso Rosatom dall’inizio della guerra in Ucraina.
“Scegliere l’energia nucleare ci spinge nelle grinfie della Russia, invece che liberarcene”, osserva Florian Kasser, esperto dei temi legati al nucleare per Greenpeace Svizzera, citato nella nota. “Soltanto una transizione verso un approvvigionamento energetico completamente rinnovabile ci permetterebbe di diventare pienamente indipendenti e sovrani in questo ambito”.
Nessun flusso finanziario
Axpo afferma che non vi sono flussi finanziari “diretti o indiretti” verso la Russia o verso soggetti russi derivanti dai contratti con Kazatomprom. Dal 2022, grazie alle proprie riserve, l’approvvigionamento di combustibile delle centrali di Leibstadt e Beznau non dipende più da fonti russe.
Nel febbraio 2025, il fornitore di energia elettrica argoviese, ha diversificato la propria catena di approvvigionamento e ha stipulato nuovi contratti di acquisto di combustibile con società di estrazione dell’uranio in Canada e Kazakistan. Questo viene in seguito trasformato in Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti.
Dalla primavera del 2026 non sono inoltre più in vigore contratti relativi all’uranio proveniente dalla Russia, aggiunge Axpo.
La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) conferma che l’Unione europea non ha ancora pronunciato alcuna sanzione riguardante l’uranio e il materiale utilizzato nelle centrali nucleari. Anche il transito di uranio proveniente da altri Paesi (come il Kazakistan), attraverso il territorio russo, non è soggetto a sanzioni.
La legislazione federale non consente alla Confederazione di emanare sanzioni in modo autonomo. La SECO ha precisato che, se l’Ue dovesse vietare l’importazione di uranio russo, il Consiglio federale esaminerebbe attentamente la misura in questione.
Legato a HeuteMorgen delle 06.00 di SRF 1 del 28.05.2026









