Svizzera

I parlamentari non devono cercar lavoro prima di nuove elezioni

Così il Tribunale federale sulle circostanze legate a mancate riconferme, dopo un ricorso presentato da una ex consigliera nazionale ginevrina

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Non può essere paragonato a un lavoro a tempo determinato
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RG 12.30 del 19.01.2026 - Il servizio di Roberto Scolla

RSI Info 19.01.2026, 14:03

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Di: ATS/ARi 

Il rischio di non essere riconfermati non obbliga i parlamentari federali a cercare un posto di lavoro, prima delle elezioni, per evitare la disoccupazione. Per questo motivo il Tribunale federale (TF), come reso noto oggi, lunedì, ha sentenziato che non era giusto tagliare le indennità ad una consigliera nazionale ginevrina rimasta fuori dal Parlamento e senza lavoro.

La parlamentare, che aveva fatto parte della Camera del popolo durante la legislatura 2019-2023, non era poi stata confermata dagli elettori alle Federali dell’ottobre 2023. Si era così iscritta all’ufficio regionale di collocamento: la cassa di disoccupazione fissò quindi alla scadenza del suo mandato, ovvero al 4 dicembre, l’inizio del periodo per il beneficio delle indennità giornaliere.

La stessa cassa però, nel gennaio successivo, decise di sospendere il diritto al sussidio per 12 giorni, periodo poi ridotto a 9 dopo un ricorso della ex parlamentare. La cassa, equiparando il mandato alla Camera del popolo ad un contratto a tempo determinato, ha motivato la misura con una mancanza di impegno nella ricerca di un lavoro, sostenendo che l’ex consigliera nazionale avrebbe dovuto iniziare a cercare un lavoro 3 mesi prima della conclusione del mandato. La decisione della cassa è stata poi confermata dalla Corte di giustizia del Canton Ginevra.

Ma quest’argomentazione, dapprima accolta dalla corte di giustizia del Cantone, è stata respinta dal TF: i giudici di Mon Repos hanno così condiviso la posizione della donna, la quale nel suo ricorso aveva chiamato in causa i suoi diritti politici e il funzionamento in genere della democrazia.

Benché l’indennità dei consiglieri nazionali sia considerata reddito da attività dipendente, tale mandato, rileva il TF, non equivale ad un contratto di lavoro a tempo determinato. Chi poi si candida alle elezioni esercita i propri diritti politici garantiti dalla Costituzione. La mancata rielezione può certamente condurre alla disoccupazione. Ma non si può pretendere che le persone esposte a queste circostanze rinuncino all’esercizio dei propri diritti politici. Altrimenti dovrebbero, ad esempio, rinviare la campagna elettorale a favore della ricerca di un lavoro.

Inoltre, se i parlamentari federali fossero vincolati a cercare un nuovo impiego prima di nuove elezioni, dovrebbero assumere un comportamento contraddittorio nei confronti dei potenziali datori di lavoro. Nascondere una candidatura sarebbe praticamente impossibile a causa della campagna elettorale. L’alternativa sarebbe quella di dichiarare, contrariamente alle proprie reali intenzioni, che si intende assumere l’incarico anche in caso di rielezione. Un comportamento che, se venisse reso pubblico, difficilmente aumenterebbe le possibilità di essere eletti.

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