Nessun colpo durissimo per tecnologia medica elvetica che ha continuato a correre veloce sul mercato europeo. Non ha insomma risentito della decisione, presa un anno e mezzo fa dall’UE, di declassare la Svizzera a Stato terzo dopo la mancata firma dell’accordo quadro.
Quindici mesi dopo l’esclusione, Peter Biedermann, direttore di Swiss Medtech, associazione del settore, spiega al TG perché non c’è stato il temuto contraccolpo: "È vero che le preoccupazioni erano piuttosto grandi all’inizio. Noi abbiamo avvertito le aziende che poteva verificarsi lo scenario peggiore". Ma così non è stato: "L'industria ha reagito. Ha fatto i compiti e ora possiamo constatare che il settore sta bene".

Settore della tecnologia medica meglio del previsto
Telegiornale 26.08.2022, 22:00
Molte ditte svizzere hanno infatti avviato subito le procedure per farsi riconoscere i prodotti dall'UE, in linea col nuovo regolamento sui dispositivi medici. Ciò che invece la concorrenza europea, anch'essa costretta ad adattarsi al nuovo regolamento, ha iniziato a fare solo dopo, trovandosi confrontata con delle liste d’attesa.
"Quelle imprese che si sono attivate rapidamente sono ora avvantaggiate. In Svizzera sono state soprattutto le grandi aziende a farlo. Quelle più piccole sono invece un po' in ritardo" precisa il direttore di Swiss Medtech.
Non è però filato tutto liscio e tra gli aspetti negativi ci sono la maggiore burocrazia e l’incremento dei costi: "La Svizzera ha perso il suo libero accesso al mercato europeo, ciò implica piu lavoro e costi per chi esporta. Inoltre per l’approvvigionamento ci sono più requisiti per l’importazioni di prodotti dall’estero". Insomma, non va bene come prima, ma nemmeno così male.






