"La lotta per la protezione dell'Artico continua", ha dichiarato Marco Weber, appena tornato in Svizzera dopo oltre tre mesi di permanenza forzata in Russia, dov'era stato arrestato con altri attivisti di Greenpeace per l'azione di protesta condotta contro la ricerca di idrocarburi nei fondali di quel mare.
Il 28enne zurighese s'è detto convinto che la contestazione e la successiva reazione delle autorità locali hanno contribuito a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di proteggere tali acque.
"Il sostegno internazionale ci ha molto aiutati", ha affermato l'ambientalista.
"La liberazione non è stata un atto umanitario"
Quanto all'amnistia che ha permesso a lui e ai colleghi di tornare a casa in tempi relativamente brevi, il giovane, che s'è detto perfettamente cosciente dei rischi che correva, ha sostenuto di provare sentimenti contrastanti. "Non ha senso essere graziati per qualcosa per cui non si è stati condannati". "Le prigioni russe sono sovraffollate e la liberazione non è stata un atto umanitario", ha aggiunto, specificando di non essere stato trattato peggio di altri carcerati.
ATS/dg
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RG 12.30: il servizio di Alessia Fontana
RSI Info 30.12.2013, 13:09






