Svizzera

Manifestazioni e costi: il dibattito federale è già realtà in alcuni cantoni

Dopo il corteo pro-Pal di ottobre a Berna, il Parlamento federale vuole un giro di vite. Ma mentre Lucerna e Berna già prevedono di far pagare i costi in caso di manifestazioni violente, a Zurigo tutto è fermo per i ricorsi.

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La polizia bernese ferma alcuni protestanti durante una manifestazione non autorizzata lo scorso a ottobre 2025
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Manifestazioni di piazza e costi da pagare

SEIDISERA 13.04.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA - Manuele Ferrari / GiRe 

Il giro di vite chiesto dal Parlamento federale dopo la manifestazione pro-Pal dello scorso ottobre a Berna, tra strade bloccate, scontri e costi elevati per l’intervento della polizia, in parte è già presente. In alcuni cantoni, infatti, una base legale per far pagare almeno una parte dei costi agli organizzatori o ai partecipanti è prevista. Tra chi invoca più sicurezza e chi teme un freno al diritto di manifestare, il dibattito resta tuttavia ancora aperto.

La situazione di Lucerna e Berna

Nel Canton Lucerna, dal 2015, la legge consente di far pagare i costi generati da una manifestazione, ma solo in caso di episodi violenti; finora però la norma non è mai stata applicata. Anche nel canton Berna esiste una base legale dal 2019: qui la polizia può fatturare il proprio intervento in caso di manifestazioni violente, ma la decisione concreta spetta ai Comuni. È già successo, ad esempio, durante alcune proteste sfociate in violenze nel periodo della pandemia. Un altro dettaglio centrale della normativa bernese è la previsione di un tetto massimo di 30’000 franchi per persona per i casi considerati gravi. Secondo Premton Haziri dell’associazione Giuristi e giuriste democratici della Svizzera le leggi sono già state “ridotte” dal Tribunale federale e oggi definiscono con chiarezza quando si può far pagare chi manifesta, in sostanza in presenza di “atti violenti, persone ferite e danni materiali”. Al contrario, osserva a SEIDISERA, “in caso di manifestazione pacifica, non ci si può rifare sulle persone in piazza”.

A Zurigo tutto è fermo, ma la polemica resta

Più controverso il caso del Canton Zurigo. Le nuove norme sarebbero dovute entrare in vigore il 1° gennaio 2026, ma tutto è sospeso in attesa delle decisioni dei tribunali, dopo i ricorsi presentati contro la legge e contro l’ordinanza che ne definisce l’applicazione

Per Haziri, i punti più problematici sono due: in primo luogo, l’obbligo di autorizzazione per tutte le manifestazioni nel cantone, un cambiamento delicato perché va a intaccare l’autonomia dei singoli Comuni che prima decidevano autonomamente. Dall’altra, il fatto che far pagare agli organizzatori i costi supplementari della polizia non sarebbe più una possibilità, ma diventerebbe un obbligo. Ed è proprio questo, spiega, “l’aspetto più critico”. A Zurigo, infatti, un intervento viene considerato “straordinario” già a partire da 50 ore di lavoro della polizia, comprese le attività di pianificazione. Questa soglia rappresenta un dimezzamento rispetto alle 100 ore precedentemente previste dalla Città di Zurigo; poiché il conteggio include anche il lavoro d’ufficio, eventi come i cortei del 1° maggio o le manifestazioni femministe del 14 giugno risulterebbero “straordinari” ancor prima di scendere in piazza. Una soglia che, secondo il giurista, rischia di far rientrare anche manifestazioni pacifiche e ricorrenti.

Inoltre, la definizione di “organizzatore” è molto ampia: non solo chi chiede l’autorizzazione ma potenzialmente anche chi promuove l’evento. “Ad esempio, se io posto su Instagram il volantino della manifestazione, 1’000 persone lo vedono, io non partecipo poi alla marcia, ma per le forze dell’ordine posso comunque venir considerato organizzatore”, chiosa.

Infine, a Zurigo, in caso di manifestazioni non autorizzate, chiunque può essere “pescato dal gruppo” e chiamato a pagare, anche se ha mantenuto un comportamento pacifico. Per questo, conclude, nella forma attuale queste regole “limitano, e di molto, la libertà di manifestare”.

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