Dopo le polemiche per la scelta della polizia cantonale di pubblicare le immagini di 31 persone ricercate in relazione ai disordini avvenuti durante una manifestazione pro Palestina non autorizzata dello scorso ottobre a Berna, emerge ora un nuovo elemento destinato ad alimentare il dibattito. Un privato cittadino sostiene infatti di aver identificato due dei sospetti servendosi dell’intelligenza artificiale. La pubblicazione delle fotografie sul sito della polizia cantonale era già finita al centro delle discussioni per i possibili problemi legati alla legalità del provvedimento, alla tutela della sfera privata e al rispetto della presunzione di innocenza.
Le persone ritratte sono sospettate, a vario titolo, di reati come danneggiamenti alla proprietà, violazione della quiete pubblica e lesioni personali. La misura è prevista dal codice penale ma può essere adottata soltanto come estrema possibilità, cioè quando altri strumenti investigativi non hanno permesso di risalire all’identità dei sospetti. Tra questi figurano ricerche non pubbliche, testimonianze oppure la diffusione di immagini pixelate. Inoltre, la pubblicazione delle foto in chiaro può avvenire solo a determinate condizioni, in particolare in presenza di un forte sospetto.
Secondo quanto riferito da un lettore del Blick, poco dopo la diffusione delle immagini originali, avvenuta lunedì scorso, un privato cittadino sarebbe riuscito a risalire al nome e al cognome di due delle persone ricercate utilizzando un software di intelligenza artificiale. Esistono infatti diversi strumenti capaci, in pochi minuti, di confrontare una fotografia con immagini reperibili online.
Tecnologie di questo tipo hanno già mostrato la loro efficacia anche in passato. Due anni fa, per esempio, alcuni giornalisti erano riusciti a rintracciare a Berlino un’ex terrorista della “Rote Armee Fraktion”, latitante da trent’anni e poi arrestata ufficialmente grazie a una segnalazione. Ma si tratta di mezzi ai quali la polizia svizzera non può ricorrere, perché ritenuti lesivi dei diritti della personalità. In particolare, le autorità non possono utilizzare fotografie trovate online, ad esempio sui social network come Instagram o Facebook, né raccoglierle senza il consenso diretto dell’interessato.
Tornando al caso della polizia di Berna, non è ancora chiaro se le autorità siano ora autorizzate a usare le informazioni ottenute grazie all’intelligenza artificiale da privati cittadini.





