La 40enne che la vigilia di Natale del 2007 ad Horgen uccise nel sonno i suoi figli, due gemellini di 7 anni, non potrà beneficiare di una terapia stazionaria intensiva. La massima corte del canton Zurigo ha confermato in toto quanto deciso dal tribunale di prima istanza: si trattò di un duplice assassinio e non di omicidio intenzionale e resta da preferire una terapia ambulatoriale durante l’espiazione in carcere dell’ergastolo inflittole.
“Mi vedo come un mostro, ogni mattina mi alzo sapendo che sono colei che ha commesso quegli atti”, ha detto giovedì in aula l’infanticida. Durante il primo processo aveva pure ammesso di aver soppresso una terza figlia nel 1999: la bambina era ancora un bebé e aveva il solo torto di piangere troppo.
Il trattamento intensivo era stata raccomandato da un esperto al tribunale distrettuale nel gennaio di quest’anno, ma il giudice non aveva voluto rinviare l’applicazione della pena. Aveva optato per una soluzione intermedia, mandandola nel reparto specializzato del carcere di Hindelbank (BE) fino a quando ci fosse stato posto. La donna vi si trova attualmente, seguita a tempo pieno, ma senza la certezza di potervi restare a lungo. Per il suo difensore, questo è di ostacolo al successo delle cure.
ATS/pon
Gallery image - Omicidio di Horgen, verdetto ribadito





