Con la pubblicazione del rapporto sull’Ospedale universitario di Zurigo si apre ora anche il fronte giudiziario. L’indagine amministrativa descrive infatti anni segnati da gravi disfunzioni organizzative e mediche nel reparto di cardiochirurgia, dove tra il 2016 e il 2020 si sarebbe registrata una mortalità nettamente superiore alle attese, con circa settanta decessi in eccesso secondo le stime presentate dalla direzione dell’ospedale. All’epoca il reparto era diretto dall’ex primario Francesco Maisano, finito anche al centro delle critiche per presunte negligenze nella gestione della clinica e per possibili conflitti di interesse legati a una società attiva nel settore delle protesi cardiache.
L’Unispital appartiene al Cantone, anche lo Stato potrebbe dover risarcire
Brigitte Tag, professoressa di diritto penale e medico dell’Università di Zurigo
Per la professoressa di diritto penale e medico dell’Università di Zurigo Brigitte Tag, intervistata da SRF, il caso è eccezionale per dimensioni e implicazioni. “È qualcosa che scuote il diritto medico e il sistema sanitario svizzero come un terremoto”, ha dichiarato. Secondo la professoressa, eventuali richieste di risarcimento potrebbero coinvolgere anche il Canton Zurigo, in quanto proprietario dell’Ospedale universitario. “L’Unispital appartiene al Cantone e questo significa che può entrare in gioco anche la responsabilità dello Stato nel caso di richieste di risarcimento”.
Responsabilità ancora tutte da accertare
Nonostante il quadro emerso dall’inchiesta sia già rilevante, le responsabilità giuridiche restano però tutte da dimostrare. Alla presentazione del rapporto, il presidente del Consiglio dell’ospedale André Zemp ha evitato di sbilanciarsi su eventuali indennizzi ai pazienti o ai familiari delle vittime. “È possibile che ci siano questioni di responsabilità civile, che dovremo chiarire insieme alle assicurazioni”, ha affermato, senza però citare impegni concreti su eventuali futuri risarcimenti.
Per il momento, l’ospedale ha attivato una hotline di consulenza dedicata ai pazienti coinvolti e ai loro familiari. Il nodo principale, tuttavia, resta quello delle prove. Come spiegato alla SRF dall’avvocato zurighese André Wernli, che in passato ha rappresentato pazienti in casi simili, il fatto che il rapporto mostri una mortalità superiore alla norma non basta di per sé a dimostrare responsabilità penali o civili da parte dell’ospedale. Per ogni singolo caso bisognerà infatti provare un legame diretto – ossia un nesso causale - tra il trattamento medico ricevuto e il danno subito, oltre a possibili violazioni degli obblighi di diligenza da parte dei medici.
In casi simili si cercano spesso soluzioni extragiudiziali
André Wernli, avvocato
Si prevedono processi lunghi e perizie complesse
A causa di tutte le motivazioni sopracitate, la fase giudiziaria potrebbe durare anni. I casi di responsabilità medica richiedono articolate perizie tecniche e valutazioni indipendenti, sia sul piano sanitario sia su quello giuridico. Secondo l’avvocato Wernli, in situazioni simili si cerca spesso una soluzione extragiudiziale (cioè un accordo fra le parti) proprio per evitare procedimenti lunghi e complessi, che possono protrarsi anche per molti anni. Resta ora da capire se anche l’ospedale universitario di Zurigo sceglierà questa strada oppure se la vicenda finirà effettivamente nelle aule di tribunale.






