"Mostruoso": così il presidente del sindacato dei trasporti, Giorgio Tuti, ha definito giovedì il modello delle rendite variabili che le FFS stanno studiando per i ferrovieri in pensione e contro il quale è stata annunciata una manifestazione il 21 settembre.
Il reddito mensile dei dipendenti che hanno raggiunto l'età delle quiescenza non sarebbe più costante e garantito, ma dipenderebbe dalle condizioni della cassa pensioni delle ferrovie.
In ultima analisi, sarebbero quindi i pensionati a farsi carico dei rischi legati all'evoluzione dei mercati finanziari. Per il presidente dell'Unione sindacale svizzera, Paul Rechsteiner, il modello è "incostituzionale" perché le rendite non garantirebbero più il mantenimento del tenore di vita precedente. Si assisterebbe quindi a una precarizzazione e lo Stato ne pagherebbe le conseguenze, dovendo intervenire con prestazioni complementari.
L'USS teme una destabilizzazione del secondo pilastro, nel quale gli assicurati perderebbero la fiducia.
Le FFS non sono le sole a interessarsi alle rendite variabili. La cassa pensioni Energie, che conta 26'000 affiliati (quelli delle FFS sono 56'000), introdurrà una rendita a due velocità dall'anno prossimo (vedi box a lato).
RedMM
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RG 12.30 Il servizio di Johnny Canonica
RSI Info 05.09.2013, 14:25
Parte fissa del 90%
In base al modello che le Ferrovia federali stanno elaborando, ai pensionati non sarebbe garantita che una parte fissa corrispondente al 90% della rendita. Il 100% verrebbe pagato solo quando il tasso di copertura della cassa pensioni si fissa fra il 100 e il 120%. Oltre il 125%, sarebbe versato il 110% della rendita.




